SALONE SRI 2018, la ricerca della Sda Bocconi

Banca Generali trova l’Esg dei millennial

15 Nov 2018
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L'analisi sugli studenti evidenzia un netto cambio di propensione all'investimento indotto dai fattori Esg. Mossa: «Prima si trasforma l’azienda, solo successivamente sarà possibile cambiare la cultura dei clienti»

La responsabilità sociale e ambientale rappresenta, per i giovani, un elemento cruciale nelle decisioni di consumo, investimento e lavoro. Questa tendenza è stata al centro della ricerca “Finanza e giovani, cosa c’è oltre il profitto?” realizzata dal Sustainability Lab di Sda Bocconi per Banca Generali, presentata l’8 novembre al Salone dello Sri. Ne hanno parlato l’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa, assieme a Stefano Romito e Stefano Pogutz dell’Università Bocconi.

Il primo studio di questo tipo condotto sul caso italiano ha coinvolto 248 studenti dell’ateneo milanese e si è sviluppato lungo due direttrici: la valutazione delle decisioni di investimento della cosiddetta “Z generation” in relazione all’integrazione di informazioni Esg nelle descrizioni dei fondi\portafogli di investimento; e la valutazione delle implicazioni delle scelte di investimento del campione in analisi «identificando i trend in corso nel contesto italiano e le potenziali linee di sviluppo».

I RISULTATI

Gli studenti hanno considerato gli strumenti finanziari con elevato rating Esg maggiormente in linea con le loro scelte di investimento, sia a parità di rendimento atteso, sia a rendimento inferiore, ossia in quei casi in cui l’alternativa di investimento Esg si caratterizza per un rendimento offerto minore di due e di quattro punti percentuali. L’effetto osservato rimane costante anche stratificando la popolazione in base alle variabili anagrafiche, all’esperienza lavorativa, alle attività di volontariato, e alla propensione al rischio. Un risultato molto interessante secondo Pogutz, che conferma l’importante cambiamento generazionale in atto.

«La maggiore sensibilità agli Esg dei giovani è molto forte e evidente – ha commentato Mossa –, quello che sorprende è la robustezza dei dati emersi». Dai risultati, infatti, emerge una forte necessità di integrare sempre più la dimensione Esg nei prodotti di investimento, e di porre l’attenzione sulla formazione dei consulenti finanziari, rendendoli capaci di valutare e consigliare ai clienti strumenti che soddisfino le diverse dimensioni di performance (finanziaria, sociale, ambientale). Resta aperta la questione della liquidità: «Il mercato della sostenibilità è meno liquido – ha affermato l’ad di Banca Generali -. Una persona attenta alla sostenibilità è disposta a rinunciare alla liquidità? Questo sarà un aspetto da studiare con più attenzione».

LA TRASFORMAZIONE IN ATTO

Il cambiamento in atto è quindi evidente, ma la strada verso un’integrazione completa della sostenibilità nel business, e nel mondo finanziario, è ancora lunga. Secondo Mossa, quello che serve è una spinta in più da parte delle organizzazioni, che devono cambiare, a partire dai vertici. «L’Esg deve diventare business, deve entrare nell’organigramma dell’azienda, e per farlo ha bisogno di un mandato forte. In Banca Generali siamo partiti dal Cda, con la creazione del comitato sostenibilità. Abbiamo poi inserito la parola sostenibilità anche nella nostra vision. Abbiamo lavorato sul concetto, su cosa intendiamo per sostenibilità». E ha citato l’economista Michael Porter, uno dei pilastri del “pensiero sostenibile”, che definisce la “sostenibilità” come “sinonimo di crescita”, ma «il processo è lungo, va cambiato tutto, dal modo di valutare i prodotti all’organizzazione, per trasformare un’azienda in un’azienda sostenibile». Dello stesso avviso anche Pogutz: «Il percorso è complicato, serve un cambiamento strutturale, organizzativo, culturale, ci vuole tempo. Importante è la responsabilità del leader: se il leader di mercato cambia, cambiano anche gli altri».

Un ostacolo particolare nel settore finanziario, alla luce della ricerca sulle preferenze dei giovani, è l’età di chi detiene il patrimonio, dal momento che, come confermato anche da Mossa nel corso del tavolo di confronto, «l’età media pesata per patrimonio è di circa 65 anni». Questo rende più difficile il processo e rallenta il potenziale cambiamento.

«Prima si trasforma l’azienda, solo successivamente sarà possibile cambiare la cultura dei clienti, anche grazie al passaggio generazionale». Un percorso che va incentivato con una maggiore educazione finanziaria, per avvicinare i ragazzi al risparmio, e con un ruolo strategico e centrale del consulente finanziario, che deve essere in grado di ascoltare, e capire, le esigenze del cliente, per gestire in modo corretto i rischi connessi all’investimento.

Fabio Fiorucci

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