Salone Sri 2018. Primo seminario e tavola rotonda

Esg, necessario capire e far capire

13 Nov 2018
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Dalle associazioni di settore alle case di gestione. In apertura di lavori della terza edizione del Salone dello Sri 2018, un confronto sul cambiamento culturale apportato dalla finanza responsabile, che cambia il ruolo degli stessi operatori

Lo Sri impone una maggiore attenzione all’investitore. È questo il concetto che emerge nel corso del primo seminario del Salone dello Sri 2018, l’evento giunto alla terza edizione, organizzato da ETicaNews, in collaborazione con Forum per la Finanza Sostenibile, Anasf, Efpa Italia, Aipb e la partnership scientifica del Sustainability Lab di Sda Bocconi, che si è tenuto giovedì 8 novembre, presso le aule dell’ateneo milanese. La centralità del singolo è il nucleo delle riflessioni nel primo momento di confronto della giornata e si conferma anche in un diverso approccio da parte delle istituzioni, delle associazioni e (come confermato dalla prima tavola rotonda che ha seguito il seminario) delle società di gestione: motori principali di questa evoluzione. D’altronde «il cambio culturale, nella finanza Sri, lo stanno facendo gli operatori», ha commentato Giuseppe Soda, Dean della Bocconi in apertura lavori. Allora, come si pone il ruolo degli attori della finanza?

IL RUOLO DELLA FORMAZIONE

«Ci sono stati dei fattori – ha detto Gian Franco Giannini Guazzugli, componente del Comitato Esecutivo Anasf  e responsabile Tutele e rapporti con i risparmiatori – come l’Action Plan, o si pensi all’enciclica di papa Francesco  “Laudato si’”, che hanno dato un forte input di riflessione sui temi dello Sri. E, nel momento in cui aumenta l’attenzione, il rischio è che i professionisti che devono affiancare i risparmiatori non abbiano il livello di formazione per rispondere in maniera completa alle loro domande». A questo si aggiunge la necessità di una “sinergia con le mandanti” sul tema della formazione, «e inoltre Mifid 2 – ha continuato Giannini Guazzugli – dà un segnale ben preciso sulla qualità degli strumenti che devono essere messi a disposizione dei consulenti».

Sinergia che ha una sua dimensione non soltanto nella formazione degli operatori, ma anche nella certificazione di tale formazione. Ed è quello che ha sottolineato Marco Deroma, presidente di Efpa Italia, quando ha messo in evidenza il ruolo dell’associazione. «La caratteristica di Efpa è, appunto, quella di certificare la formazione. Inserendo la finanza Sri tra le materie che i consulenti debbono conoscere per essere certificati, avviamo uno stimolo per le scuole di formazione». Il ruolo del singolo investitore, intanto, prende piede anche a livello statistico. La percezione della finanza sostenibile è «più diffusa e meno specialistica», ha affermato Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile (Itasif) commentando i dati dell’ultimo studio Eurosif (che sarà presentato a Bruxelles nelle prossime settimane) in cui emergerà «un riposizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei». In passato, gli istituzionali erano il traino della finanza sostenibile, con una quota che si aggirava intorno al 70% «oggi il retail è arrivato a oltre il 40%, e questo comporta la necessità di una rete di distribuzione pronta, perché cresce la propensione all’investimento responsabile e cresce la conoscenza dei termini legati alla sostenibilità».

UNA DIVERSA PROPENSIONE ALL’INVESTIMENTO

L’evoluzione della finanza Sri è complice anche di una diversa propensione all’investimento. Di questo si è discusso nel corso della tavola rotonda che ha seguito il primo seminario e ha visto protagoniste quattro case di gestione che hanno approfondito, appunto, il richiamo al ruolo degli operatori.

«È cambiato l’approccio culturale di chi investe», ha confermato Roberto Citarella, Managing Director della branch italiana di Hsbc Global Asset Management. «Negli ultimi anni questa tipologia di investimento si è consolidata non solo tra gli istituzionali, ma ha anche attratto l’attenzione della clientela private». Si conferma l’interesse per le performance, certo, e «oggi abbiamo prodotti Sri che battono i prodotti tradizionali», ma c’è anche una nuova capacità di comunicazione tra aziende e investitore. «Se vogliamo spostare i privati sul lungo periodo – ha continuato Citarella –, Esg e Sri sono necessari perché si apra un dialogo tra investitore e aziende, e questa capacità di comunicazione è in grado di fornire maggiore serenità all’investitore stesso». Perché funzioni l’approccio Esg è, però, necessario impostare una “narrativa” efficace sul prodotto sostenibile. Opinione condivisa anche da Andrea Sanguinetto, Responsabile Area commerciale di Pramerica Sgr. «Uno storytelling efficace per presentare i prodotti Sri diventa sempre più importante – ha commentato – qualcuno ci ha detto che dobbiamo evolvere da asset manager a financial media company, per enfatizzare il fatto che al cliente finale  interessa avere un prodotto che risponda a esigenze molto chiare e molto percepite». L’esigenza di una narrativa sulla sostenibilità si traduce nell’apporto di nuove condizioni che spingono il soggetto a optare per un determinato tipo di investimento, per questo motivo «oltre all’alpha di mercato dobbiamo portare a casa un alpha più intangibile, che è quello di impatto sull’ambiente che ci circonda».

Il lavoro di sensibilizzazione del cliente e dell’asset manager, in alcuni casi, ha visto l’emergere di una spinta “top-down”. Come è avvenuto all’inizio dell’anno con BlackRock, con la oramai famosa lettera di Larry Fink, amministratore delegato del gigante del risparmio gestito, che ha apportato un effetto dirompente su tutta la comunicazione del settore. «Tra i motivi per cui la lettera ha avuto una forte risonanza, in primis, il fatto di aver inquadrato gli sforzi societari nel perimetro di un impegno definibile», ha commentato Manuela Sperandeo, Head of specialist sales for Emea di iShares. «Si è consolidato un ecostistema che ci ha consentito di portare avanti la nostra scommessa su tre fronti – ha raccontato la manager –. In primo luogo l’accesso agli investimenti: abbiamo aumentato la gamma e reso disponibile, anche tramite strumenti come gli Etf, un’esposizione vicina ai benchmark tradizionali. Il secondo fronte riguarda la trasparenza. Da qualche settimana abbiamo dato visibilità immediata sulle caratteristiche Esg dei nostri fondi sostenibili, ed entro la fine dell’anno sarà estesa a tutti gli Etf. Infine, il terzo obiettivo riguarda la convenienza e facilità di accesso», e per sostenere l’ultima scommessa la casa ha lanciato anche una serie di portafogli modello «che mostrano come implementare questo tipo di investimenti nei portafogli dei privati».

RISULTATI DI LUNGO PERIODO

Ma se esiste una consapevolezza sui tempi della sostenibilità, della percezione del ritorno finanziario, sia da parte dei clienti sia da parte degli asset manager stessi, si deve anche a un percorso che si è sviluppato in anni. Andrea Porro, Sales Director Italy di Jupiter Am ha ricordato come la prima strategia sostenibile della casa madre risalga alla fine degli anni 80. «Ai tempi non erano stati definiti i criteri Esg e l’universo di investimento era ridotto. Ma, se alcuni dei temi sono ancora attualissimi, ciò che è cambiato oggi è la necessità e l’urgenza del cambiamento». Alcuni esempi si possono ricercare nel fattore demografico («alla fine degli anni 80 la classe media mondiale era composta da un miliardo di persone, oggi sono quattro miliardi») e nel cambiamento tecnologico con le conseguenti “bolle”. «Si pensava che avrebbe prevalso l’auto a idrogeno», oggi ci stiamo concetrando su diversi tipi di mobilità. In ogni caso, la conferma della bontà degli investimenti sostenibili è rilevabile principalmente nel ritorno economico: «Se nel 1988 – ha concluso Porro – avessi investito mezza sterlina in questa strategia, oggi ne avremmo cinque».

Raffaela Ulgheri

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