Il report di Credit Suisse e Global Cio Office

Nutrire il mondo in modo sostenibile

4 Set 2020
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La ricerca analizza le tecnologie e le soluzioni esistenti per aumentare la produttività del settore agricolo, diminuendo allo stesso tempo le emissioni di gas serra che produce. E cita le società all'avanguardia nella loro implementazione

Come trasformare il settore agricolo in modo che possa nutrire il mondo e, allo stesso tempo, contribuire a rallentare il cambiamento climatico? A questa domanda si propone di rispondere il report “Supertrend Climate Change – Feeding the world sustainably”, diffuso il 31 agosto da Global Cio Office e Credit Suisse. Il documento mette in luce i due principali problemi alla base del settore agricolo: l’alta produzione di emissioni e l’attuale incapacità di soddisfare la domanda globale. La produzione alimentare, infatti, è responsabile di una quota compresa tra il 25 e il 30% delle emissioni globali di gas serra e, se non verrà intrapresa alcuna azione per il clima, le emissioni potrebbero aumentare del 58% entro il 2050. Anche la domanda alimentare è destinata ad aumentare tra il 60% e il 110% entro il 2050.

Tuttavia, per gli stessi motivi, il settore agricolo può diventare il principale motore per un cambiamento ambientale planetario. Per raggiungere questo doppio obiettivo, la ricerca individua due soluzioni principali: un’intensificazione sostenibile dell’agricoltura, attraverso l’agricoltura di precisione (Pa) e le innovazioni nel settore delle sementi e della protezione delle colture; e un cambiamento nei consumi accompagnato dalla riduzione degli sprechi. Infine, l’analisi individua anche le società capofila nell’implementazione di queste soluzioni.

L’intensificazione sostenibile dell’agricoltura

Un concetto che sta guadagnando sempre più terreno nel settore agricolo è l’intensificazione sostenibile dell’agricoltura. L’obiettivo è quello di progettare agro-ecosistemi multifunzionali che siano al tempo stesso «sostenuti dalla natura e sostenibili per la natura». Secondo la Fao, questa soluzione non solo aumenterà i raccolti del 70% entro il 2050, ma consumerà anche meno risorse e produrrà meno emissioni.

Il report individua anche le tecnologie necessarie. Serve un’agricoltura di precisione capace di rendere la produzione più efficiente attraverso tre step: automazione, condivisione dei dati e gestione a livello di impianto. Tuttavia, lo studio precisa che, mentre i progressi nei primi due campi stanno procedendo bene, riuscire a incorporare il machine learning nella gestione a livello di impianto sarà uno sviluppo di prossima generazione. Il documento individua tre società all’avanguardia nell’implementazione di queste tecnologie: Deere (che ha creato un’unità separata ad hoc, Intelligent Solutions Group, e acquisito Blue River Technology nel 2017), Agco e Cnh Industrial.

Anche nel settore delle sementi e della protezione delle colture si stanno facendo strada nuove tecnologie e innovazioni, anche se, precisa la ricerca, il mercato è lento ad adottare queste soluzioni. Per quanto riguarda i semi, le strategie più promettenti sono il cross breeding tra semi o i semi geneticamente modificati per aumentare il raccolto. Per la protezione delle colture, invece, esistono società che offrono soluzioni digitali che permettono un uso più efficiente e sostenibile di fertilizzanti e pesticidi. Il report ne cita due in particolare: Yara e Fmc.

Cambio dei consumi e riduzione degli sprechi

Il secondo set di soluzioni individuate dalla ricerca riguarda le catene di fornitura e i comportamenti dei consumatori. Le nuove generazioni, infatti, sono più attente alle emissioni di gas serra e cercano di consumare cibo prodotto in modo sostenibile. Inoltre, sono più sensibili anche al tema della salute: sono in aumento le alternative alla carne e ai prodotti di origine animale e i cibi con pochi zuccheri e additivi. Inoltre, secondo l’analisi, la crisi di Covid-19 può agire come acceleratore per lo sviluppo di questi trend. Nello studio vengono citate tre società che già stanno cavalcando queste nuove tendenze del mercato: Nestlé, Danone e Kerry.

La Fao ha stimato che un terzo del cibo mondiale finisce come rifiuto e che le emissioni di gas serra dei rifiuti alimentari ammontano a 3,3 gigatonnellate, cioè il 6% del totale di emissioni. L’organizzazione ipotizza che, se lo spreco alimentare fosse una nazione, sarebbe il terzo più grande produttore di emissioni di gas serra dopo Stati Uniti e Cina. Per questo motivo, l’ultima soluzione individuata è quella di limitare gli sprechi, e questo attraverso due strade: nei Paesi in via di sviluppo è necessario migliorare l’efficienza delle catene di fornitura e delle infrastrutture; mentre nei Paesi sviluppati lo spreco avviene al livello dei consumatori.

La aziende attive su queste soluzioni citate dal report sono: China Everbright International e Cleanaway Waste Management,  che utilizzano i rifiuti alimentari come risorse per altri usi commerciali. Questo permette loro di riciclare le fonti e l’energia derivanti viene utilizzata in primo luogo per la coltivazione del cibo. Le loro azioni garantiscono che i rifiuti alimentari non si decompongano nelle discariche, dove vengono rilasciate le emissioni di gas serra dei rifiuti alimentari, ma vengano reimmesse nel cliclo produttivo.

Anche i rivenditori di generi alimentari hanno un’ampia gamma di opzioni per ridurre gli sprechi alimentari. Mentre sono direttamente responsabili solo del 2% degli sprechi, il loro potere di mercato concentrato e le loro pratiche commerciali determinano gran parte degli sprechi nella supply chain. In questo campo emergono esperienze interessanti, come quelle di Tesco e Walmart, che si sono impegnate a ridurre gli sprechi alimentari entro il 2030, in linea con gli Sdgs delle Nazioni Unite, e hanno una comprovata esperienza nella gestione degli sprechi alimentari.

Alessia Albertin

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