ET.beyond_csrd/1 - Marina Fumagalli, Cfo e Dirigente Preposto
Neodecortech: «Omnibus, cambia il perimetro, non la sostanza»
La sostenibilità è parte del modo di fare industria oggi, anche quando viene meno l’obbligo normativo. Lo racconta Marina Fumagalli, Cfo e Dirigente Preposto di Neodecortech, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd una volta entrata in vigore la Direttiva Omnibus. «Il Decreto Omnibus ha cambiato il perimetro regolatorio, non la sostanza», spiega Fumagalli, chiarendo come il Gruppo abbia scelto di non interrompere il percorso avviato, ma di renderlo più funzionale alla creazione di valore. La sostenibilità viene vista come «leva di efficienza operativa, gestione dei rischi e continuità industriale, più che come mero esercizio di reporting». Una visione che si traduce nella decisione di continuare a pubblicare un Report di Sostenibilità volontario, sottoposto ad assurance, e nel mantenimento di presidi di governance, sistemi di raccolta dati e processi di controllo integrati. Nel dialogo emerge anche il ruolo della doppia materialità come chiave di lettura del business: «Per un Cfo rappresenta uno strumento utile perché mette in relazione impatti ambientali e sociali con rischi e opportunità economico-finanziarie», trasformando la sostenibilità in «una lente aggiuntiva per leggere il business, non un’attività separata». Allo stesso tempo, il Gruppo adotta un approccio pragmatico alle semplificazioni introdotte sugli Esrs e ai Vsme, considerate utili «se permettono di mantenere comparabilità senza introdurre complessità inutili».
Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
Dal nostro punto di vista il Decreto Omnibus ha cambiato il perimetro regolatorio, non la sostanza. Come Gruppo industriale quotato, con clienti internazionali e interlocutori finanziari strutturati, abbiamo scelto di non fermare il percorso, ma di renderlo più funzionale al business.
La sostenibilità per noi non è solo reporting: è efficienza operativa, gestione dei rischi, continuità industriale. Per questo continuiamo a pubblicare un Report di Sostenibilità volontario, auditato, ed a lavorare su temi Esg in modo integrato. Pur essendo il Gruppo escluso dall’obbligo di rendicontazione ai sensi della Csrd a seguito del cosiddetto decreto Omnibus, abbiamo scelto di mantenere un approccio proattivo e convinto in materia di sostenibilità. Già a partire dal 2024, infatti, il Gruppo ha avviato un percorso strutturato volto a integrare la sostenibilità nei propri processi strategici e gestionali, attraverso iniziative concrete quali: programmi di formazione diffusa in collaborazione con Sda Bocconi rivolti al CdA, al Collegio Sindacale e al management, la mappatura degli standard Esrs, l’integrazione dei principi Gri e la pianificazione su piattaforma ESGeo (il tool adottato per la redazione del bilancio di sostenibilità). Tali azioni testimoniano la volontà del Gruppo di proseguire un percorso di trasparenza e responsabilità, focalizzato su un set di tematiche materiali rilevanti per i nostri stakeholder, indipendentemente da eventuali esenzioni normative.
L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?
L’esclusione ha comportato una razionalizzazione, non certo un disimpegno. Come Cfo, il mio focus è concentrare risorse ed investimenti su ciò che genera valore, evitare duplicazioni o attività meramente formali. Abbiamo quindi confermato le priorità sulle leve che incidono realmente su costi, performance e posizionamento competitivo (energia, materie prime, persone, compliance) mantenendo un commitment solido ma più orientato all’impatto.
Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
Prima dell’esclusione avevamo già avviato un percorso strutturato fatto di molta sensibilizzazione interna, formazione mirata e una roadmap di integrazione degli standard Esrs/Gri, insieme all’adozione della piattaforma ESGeo come strumento di governance dei dati e dei flussi informativi. Negli ultimi anni abbiamo inoltre lavorato per integrare i temi Esg nei processi di controllo e di risk management, evitando di considerarli come un ambito a sé stante. Il coinvolgimento del Comitato Controllo Rischi e Sostenibilità e del CdA nella validazione dei passaggi chiave, come la materialità, va proprio in questa direzione: portare le informazioni Esg dove si assumono le decisioni strategiche.
Pensiamo di mantenere queste strutture. Non si tratta di “strutture Esg” in senso astratto, ma di presidi operativi: sistemi di raccolta dati affidabili, controlli robusti e responsabilità definite. Sono strumenti che supportano direttamente anche il Cfo perché garantiscono numeri solidi, tracciabili e confrontabili, non solo le capacità di rispondere a richieste esterne.
Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
La raccolta dati è diventata più strutturata e industriale. Abbiamo lavorato per ridurre stime, chiarire con precisione i perimetri e garantire la confrontabilità dei dati nel tempo. Questo approccio è fondamentale anche perché il Report è sottoposto ad assurance: significa trattare i dati Esg con la stessa disciplina dei dati economico-finanziari.
Continueremo ad investire su sistemi e digitalizzazione, ma con un approccio molto pragmatico. Manteniamo e potenziamo ciò che migliora efficienza operativa e qualità del dato, semplificando dove possibile, senza perdere robustezza. In questo senso, anche l’evoluzione in ambito digitalizzazione e Ai va interpretata come un supporto concreto ai processi industriali e decisionali, non come un esercizio di stile.
Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
Nel 2024 abbiamo realizzato un primo esercizio volontario di doppia materialità. Per un Cfo rappresenta uno strumento utile perché mette in relazione impatti ambientali e sociali con rischi e opportunità economico-finanziarie: energia, approvvigionamenti, gestione delle persone, compliance normativa. In questo modo la sostenibilità diventa una lente aggiuntiva per leggere il business, non un’attività separata.
L’obiettivo è mantenere e semplificare: la revisione Esrs chiarisce che la doppia materialità può essere condotta in modo top‑down, con un filtro sulla reale materialità dell’informazione e con evidenze proporzionate. Un aggiornamento biennale è sufficiente per allineare strategia, rischi operativi e contesto esterno. Non la consideriamo un documento statico, ma un vero e proprio filtro per definire le priorità. L’intenzione è semplificarla e renderla sempre più integrata nei processi di pianificazione, investimento e gestione dei rischi così da orientare le decisioni in modo semplice e coerente.
Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?
Sì: anche fuori obbligo, gli Esrs semplificati favoriscono la interoperabilità e la leggibilità per stakeholder finanziari e industriali, suggerendo un set di rendicontazione essenziale (focalizzato su temi e materialità) integrato con Kpi già monitorati in ESGeo. Sono utili se permettono di mantenere comparabilità senza introdurre complessità inutili. Il nostro approccio resta pragmatico: adottiamo ciò che è richiesto dal mercato e dalla filiera, evitando complessità che non portano benefici operativi.
Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Tre categorie principali di stakeholder hanno inciso nelle scelte:
- Clienti, che chiedono crescente trasparenza su materiali, processi e performance ambientali.
- Sistema finanziario, che necessita di informazioni affidabili e strutturate per valutare rischi e solidità.
- Persone, perché in un gruppo industriale la competenza e la stabilità organizzativa sono fattori chiave.
Il reporting Esg è lo strumento che consente di tenere allineate queste aspettative e di dare risposte coerenti a ciascuno di questi stakeholder.
Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus?
I cambiamenti relativi al Decreto Omnibus sono stati comunicati in modo diretto e senza enfasi. Il contesto normativo evolve, ma la nostra impostazione resta: trasparenza, numeri solidi, continuità. Continuiamo a pubblicare un report volontario sottoposto ad audit perché riteniamo sia uno strumento utile anche per il dialogo con il mercato.
Posizionamento chiaro o attendista?
Direi chiaro e concreto. La sostenibilità, per noi, è parte del modo di fare industria oggi, non un tema accessorio o contingente.
Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
Tre elementi chiave guidano il nostro percorso:
- Continuità e qualità dei dati, senza appesantimenti inutili
- Integrazione ESG nei processi industriali e finanziari
- Focus su ciò che incide davvero sui costi e sulla competitività: energia, materie prime, persone, compliance
Anche senza obbligo immediato, la Csrd resta un riferimento metodologico utile. Ci aiuta a strutturare in modo solido informazioni che il mercato già ci chiede e a migliorare il modo in cui governiamo rischi e opportunità. In questo senso, il percorso avviato continuerà.
Giulia Bandini
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