l'evoluzione della comunicazione senza fiducia
L’ESG Identity contro il Truman Show
Come in un gigantesco e infinito The Truman Show, ma coscienti e consenzienti di esserci. È lo stato della comunicazione odierna (della sostenibilità, ma non solo) che emerge da un paio di interessanti ricerche pubblicate nei giorni scorsi. Una situazione che alimenta la riflessione su quale possa essere la nuova narrativa Esg, e quale forza disruptive debba accollarsi per dare un senso identitario alla comunicazione aziendale.
SI ACCETTA DI ANDARE AL BUIO
Lo stato (allarmante) della comunicazione della sostenibilità è contenuto in una interessante ricerca del Conai sulle fonti di informazione sui temi ambientali. Ebbene, secondo lo studio, le fonti più frequentate non coincidono con quelle ritenute più affidabili, mentre i contenuti più credibili faticano a raggiungere il grande pubblico. Nei fatti, le persone si affidano consapevolmente a fonti di cui non si fidano.
L’altra ricerca da menzionare è quella della società di soluzioni digitali Across, secondo cui la diffusione delle “AI Overview”, i riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati di ricerca, stanno azzerando le visite ai siti di informazioni originari. In questi casi, gli utenti ottengono una risposta immediata senza necessariamente visitare altri siti, alimentando il fenomeno delle cosiddette “zero-click search”. Anche qui, le persone, consapevolmente, tralasciano di raggiungere la fonte originaria, e si affidano al preconfezionato che gli propone il motore di ricerca. Anche, qui, presumibilmente, accettando un grado di “scarsa fiducia” come costo implicito.
Insomma, dopo gli entusiasmi generati dalla moltiplicazione dei media e dalla democrazia informativa, si profila un medioevo della disillusione. La confusione spinge al rifugio di una informazione “passiva” e difensiva, in cui si staccano volentieri le mani dal volante.
È evidente che uno scenario del genere è distopico. Quali sono, dunque, le chiavi di azione per uscire dal tunnel.
DA COMUNICARE A INGAGGIARE
La chiave è riuscire a sostituire il concetto di comunicazione con quello di ingaggio. Non è una formula nuova. Ma sono nuove le modalità in connessione con gli Esg.
È chiaro che un soggetto ingaggiato, molto difficilmente accetterà una informazione a fiducia limitata. Viceversa, sarà propenso a esercitare al massimo il proprio diritto di analisi e di critica.
Da un lato, quindi, l’ingaggio richiede la creazione di una connessione esistenziale con il soggetto. Da questo punto di vista, è interessante la campagna di Segafredo, uscita sempre in questi giorni, in cui il noto marchio di caffè ridisegna la sua identità, facendosi promotore di una approccio di vita a misura di individuo. Nel quale, insomma, l’individuo possa ritagliarsi momenti che contano, e compiere le scelte che davvero valgono.
Dall’altro lato, l’ingaggio attiva al massimo l’analisi e la critica. Restando nell’esempio della campagna del caffè, questa è anche accompagnata da una ricerca sul campo, da cui emerge la necessità esistenziale delle persone. Manca però la risposta alla domanda più importante: perché Segafredo si fa promotrice di questa sfida socio-esistenziale?
Senza una risposta solida, si torna al via. Ovvero, l’aspettativa di analisi e critica che si offre al momento dell’ingaggio, finisce per arenarsi senza una rotta ben tracciata dal punto di vista identitario. Col rischio di far naufragare anche i buoni propositi con cui il soggetto si era imbarcato.
Ecco perché l’ESG Identity, intesa come insieme di fattori che legittimano l’advocacy socio-esistenziale di un’azienda, diventa un fattore impriscindibile della comunicazione.
Senza una simile dimensione, infatti, si può tentare il passaggio da “comunicare” a “ingaggiare”, ma resta molto forte il rischio di non rispondere alle aspettative di analisi-e-critica degli interlocutori. E di rimanere, così, nel limbo della comunicazione senza fiducia che oggi azzera il valore dei messaggi.
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