Italiani e ambiente, la sfida della (in)credibilità delle fonti
Conai, il Consorzio delle imprese per l’economia circolare, ha presentato i dati dell’Osservatorio Scelta (Sviluppare la Circular Economy facendo Leva sulle Tendenze d’Acquisto) promosso in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che analizzano come gli italiani si informano sui temi ambientali e quanto si fidano delle diverse fonti.
Dai dati, spiega una nota, emerge un quadro articolato, che racconta un Paese fortemente esposto ai contenuti ambientali, ma attraversato da un evidente squilibrio tra accesso e credibilità delle fonti.
Circa un italiano su due dichiara infatti di informarsi “spesso” o “sempre” su questi temi attraverso media giornalistici (il 55% dei rispondenti) e social network (50%), che risultano essere i canali più utilizzati. Ma sono proprio i social media a raccogliere i livelli più bassi di fiducia.
Le fonti istituzionali e scientifiche (come documenti della Commissione Europea, dell’Onu o di Università) che occupano le ultime posizioni in termini di utilizzo, sono invece percepite come più autorevoli e credibili (il 69% le ha molta o piena fiducia in loro). Seguono le associazioni dei consumatori (in cui ripone molta o piena fiducia il 58% dei rispondenti), mentre le fonti giornalistiche si collocano a metà classifica (il 45% che dà loro molta o piena fiducia, mentre un 17% non ha nessuna fiducia o ha scarsa fiducia in loro).
Si configura così una sorta di paradosso: le fonti più frequentate non coincidono con quelle ritenute più affidabili, mentre i contenuti più credibili faticano a raggiungere il grande pubblico.
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