ESG.PRIVATEMARKETS/ REPORT JETOR
Private markets: Esg da compliance ad alpha
Nel mercato italiano del private equity e venture capital, l’Esg sta progressivamente uscendo dalla dimensione della sola compliance normativa per assumere un ruolo più direttamente collegato alla creazione di valore. È una delle principali evidenze che emergono dal report Il Private Equity e Venture Capital in Italia: trend e opportunità (2025/2026) realizzato da Jetor Consulting, la Junior Enterprise dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Secondo lo studio, una delle principali trasformazioni in corso riguarda proprio il modo in cui i fondi interpretano la sostenibilità nei processi di investimento. Nel contesto attuale, i criteri Esg vengono considerati sempre più come fattori in grado di incidere concretamente sulla qualità degli asset, sui rischi operativi e sul valore delle exit.
Questo cambiamento si traduce innanzitutto nella fase di due diligence. I fund manager dedicano oggi risorse crescenti alla valutazione dei rischi Esg delle aziende target, nella consapevolezza che profili di sostenibilità deboli possano trasformarsi nel medio termine in criticità regolatorie o reputazionali capaci di erodere il valore dell’investimento.
LA SOSTENIBILITÀ ENTRA NELLA VALUE CREATION
La dinamica più significativa riguarda però il periodo di detenzione delle partecipazioni. I fondi considerati più sofisticati stanno implementando programmi strutturati di miglioramento delle performance ambientali e di governance nelle aziende in portafoglio, con l’obiettivo di ottenere un premium valutativo al momento dell’exit.
L’Esg viene quindi descritto non soltanto come strumento di mitigazione del rischio, ma come leva operativa di creazione di valore. In questo passaggio assumono rilevanza sia la capacità delle partecipate di migliorare processi e governance sia l’integrazione di innovazione tecnologica con obiettivi di sostenibilità.
INNOVAZIONE PER ESG E CLIMATE TECH
Uno degli esempi riportati più significativi dell’integrazione di innovazione tecnologica con obiettivi di sostenibilità riguarda lo sviluppo dell’“Orbital Edge Computing”, tecnologia che consente di elaborare dati direttamente nello spazio, a bordo dei satelliti, trasformandoli da semplici raccoglitori di informazioni in veri e propri data center orbitanti.
L’integrazione di microprocessori avanzati e sistemi di intelligenza artificiale consente infatti di processare i dati direttamente in orbita, riducendo latenza e trasferimento di informazioni verso le stazioni terrestri. Il report cita in particolare D-Orbit come esempio dell’ecosistema italiano New Space attivo in questo ambito.
Tra le applicazioni indicate figurano appunto il monitoraggio Esg e climate tech, con rilevamento in tempo reale di emissioni di metano, deforestazione o sversamenti illegali, oltre all’agricoltura di precisione e alle attività di difesa e sicurezza.
PRIVATE DEBT E SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA
Il report individua, inoltre, nel private debt una componente sempre più rilevante dell’ecosistema dei private markets. La crescita della classe di attivo viene collegata al progressivo razionamento del credito bancario, alimentato da requisiti patrimoniali più stringenti legati a Basilea IV.
In questo scenario, il private debt viene descritto come strumento capace di offrire maggiore flessibilità strutturale e rapidità di esecuzione rispetto al credito tradizionale, contribuendo a colmare il gap di finanziamento delle imprese per operazioni di crescita e buyout.
La sostenibilità assume qui anche una dimensione sociale e industriale: l’accesso a capitali alternativi può infatti sostenere percorsi di sviluppo di imprese che faticano a trovare risorse attraverso i canali bancari tradizionali, fornendo una maggiore garanzia e futuro, tra le altre cose, agli stipendi ai dipendenti.
Fabrizio Guidoni
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