ANALISI SUI DATI ESG.ICI 2026
Italia, il mercato dei bond Esg si diversifica
La finanza sostenibile continua a rappresentare una leva di finanziamento rilevante per le imprese italiane, con differenze marcate tra società quotate e non quotate e una progressiva evoluzione degli strumenti utilizzati. È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’ESG Identity Corporate Index (ESG.ICI), il primo assessment quantitativo sviluppato da ET.Group per misurare la solidità e la credibilità dell’identità Esg delle aziende. I dati sulle emissioni obbligazionarie sostenibili mostrano un mercato in trasformazione, sempre meno focalizzato esclusivamente sui green bond e sempre più orientato verso strumenti che incorporano gli obiettivi Esg nella strategia aziendale.
L’analisi che segue prende in considerazione gli strumenti di finanziamento emessi da società quotate e non che hanno partecipato alle ultime tre edizioni dell’assessment. I dati di ogni edizione fanno riferimento alla rendicontazione dell’anno precedente. Considerato che il campione analizzato si amplia progressivamente di anno in anno, il confronto più significativo non riguarda il numero assoluto di emissioni, bensì la composizione del mercato e il peso relativo delle diverse tipologie di strumenti.
GREEN BOND ANCORA AL CENTRO
Tra le società quotate i green bond continuano a rappresentare la categoria prevalente, una centralità che conferma come il finanziamento di progetti ambientali continui a essere il principale punto di ingresso delle imprese nel mercato dei capitali sostenibili, anche se il loro peso relativo si riduce nel tempo.
Nell’indagine 2026 (i cui dati fanno riferimento al 2025) i green bond rappresentano circa il 37% delle emissioni Esg censite nel campione quotato; la quota è diminuita rispetto al 41% nell’indagine 2025 e rispetto al 44% nell’indagine 2024. La dinamica non indica un disimpegno sul fronte ambientale. Al contrario, segnala una maggiore diversificazione degli strumenti utilizzati dalle imprese, che accanto ai green bond stanno introducendo soluzioni capaci di coprire obiettivi Esg più ampi.
Anche tra le non quotate il peso dei green bond resta elevato, oscillando tra il 42% del 2024, il 40% del 2025 e il 47% del 2026.
Accanto ai green bond, i sustainability-linked bond si confermano una presenza strutturale nel mercato della finanza sostenibile. Nel campione delle società quotate il loro peso rimane sostanzialmente stabile nel triennio considerato, rappresentando mediamente circa il 30% delle emissioni Esg rilevate. Una dinamica analoga si osserva anche tra le società non quotate, dove gli Slb continuano a figurare tra gli strumenti più utilizzati.
Anche social bond e sustainability bond mantengono una presenza costante nelle tre rilevazioni dell’ESG.ICI, contribuendo ad ampliare il ventaglio delle soluzioni di finanza sostenibile a disposizione delle imprese.
CRESCE LA VARIETÀ DEGLI STRUMENTI
Uno degli elementi più evidenti emersi dall’analisi riguarda la crescente diversificazione degli strumenti utilizzati. Pur restando dominato dai green bond e dai sustainability-linked bond, il mercato si arricchisce progressivamente di nuove soluzioni. Tra le società quotate fanno la loro comparsa gli European Green Bond (EuGB), emessi secondo il nuovo European Green Bond Standard, mentre viene rilevato anche il primo Climate Bond.
L’introduzione di queste nuove categorie testimonia il progressivo allineamento del mercato italiano agli sviluppi normativi e alle best practice europee.
DUE MERCATI CON CARATTERISTICHE DIFFERENTI
L’analisi mette in luce differenze significative tra società quotate e non quotate.
Nel campione delle quotate, le emissioni Esg risultano distribuite tra diversi settori, con una prevalenza dell’Industria, che nell’edizione 2026 concentra il 38% degli strumenti rilevati. Il comparto si distingue anche per la varietà delle soluzioni adottate: dalle emissioni green agli European Green Bond (EuGB), fino ai Climate Bond e ai Sustainability-linked Bond.
Tra le società non quotate, invece, il mercato appare molto più concentrato. Il settore finanziario rappresenta infatti circa il 67% delle emissioni Esg censite nell’edizione 2026, confermandosi il principale utilizzatore di strumenti di finanza sostenibile.
Ne emerge un quadro in cui la diffusione delle obbligazioni sostenibili è più ampia e trasversale nel segmento quotato, mentre tra le non quotate il ruolo degli intermediari finanziari continua a essere predominante.
Noemi Primini
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