Consulenza Esg/ PARLANO le co-fondatrici Venieri e Busso

Nausicaa: «Partire sempre da ascolto e fatti concreti»

8 Lug 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Dati verificabili, certificazioni e ascolto degli stakeholder sono le fondamenta su cui costruire una comunicazione Esg credibile. Compito dell'advisor è rendere la sostenibilità chiara e confrontabile mettendo i clienti al riparo dal greenwashing

La crescente attenzione verso il rischio di greenwashing, l’evoluzione degli standard volontari e la necessità di rendere la sostenibilità comprensibile a destinatari sempre più diversi stanno ridefinendo il ruolo della comunicazione Esg. Per le imprese non si tratta più soltanto di raccontare gli impegni assunti, ma di costruire narrazioni fondate su dati verificabili, dialogare con stakeholder dalle aspettative differenti e trasformare il reporting in uno strumento di gestione e creazione di valore. In questa nuova intervista della serie dedicata ai protagonisti di TOP.ESG CONSULENTI, Alessandra Venieri e Giorgia Busso, co-fondatrici del marchio Nausicaa – Sostenibilità d’Impresa, spiegano come accompagnano le aziende nella costruzione di percorsi credibili di comunicazione e rendicontazione, quali strumenti stanno emergendo per rendere i dati Esg più accessibili e perché la qualità delle informazioni e delle relazioni con gli stakeholder rappresentano oggi elementi centrali per rafforzare la fiducia e affrontare un contesto normativo in continua evoluzione.

Come aiutate i clienti a costruire una narrativa credibile per prevenire possibili accuse di greenwashing?

In Nausicaa Sostenibilità d’Impresa, partiamo sempre dai fatti concreti. Il primo passo è aiutare le aziende a mettere in ordine ciò che fanno davvero e a prenderne consapevolezza, prima ancora di comunicarlo. La nostra parola d’ordine è dimostrazione, perché una narrativa è credibile solo se si fonda su basi solide, quindi su metodi di raccolta dati e di calcolo riconosciuti e affidabili oppure attraverso “etichettature ambientali” (cioè tutte le certificazioni attestanti la fondatezza del messaggio che si vuole dare). Solo dopo questi passaggi è possibile comunicare con una narrazione semplice e comprensibile, ma mai banalizzata e soprattutto inventata. Questo approccio è oggi ancora più importante alla luce delle recenti novità normative. Con il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, che recepisce la Direttiva UE 2024/825, sono state introdotte regole più stringenti contro le pratiche di greenwashing e le affermazioni ambientali ingannevoli. Sebbene il decreto sia entrato in vigore il 24 marzo 2026, le nuove disposizioni sui green claims saranno pienamente applicabili dal 27 settembre 2026, rendendo sempre più necessario per le imprese poter dimostrare con dati, evidenze e certificazioni quanto dichiarato nella propria comunicazione. Raccontiamo quindi percorsi concreti, risultati raggiunti e miglioramenti in corso, creando una comunicazione trasparente che rafforza la fiducia degli stakeholder.

Stanno emergendo nuovi strumenti narrativi per sostituire o affiancare i tradizionali approcci della comunicazione Esg?

Negli ultimi tempi, la comunicazione Esg sta evolvendo verso strumenti più interattivi e visivi, che affiancano i tradizionali report testuali. Testi di 100 o 200 pagine risultano poco efficaci; più utili sono invece pagine web interattive, infografiche, podcast, pillole ed estrapolazioni di dati, che permettono di evidenziare immediatamente le informazioni più rilevanti. Per questo la data visualization è oggi uno degli strumenti chiave per tradurre i dati Esg nella maniera più diretta e immediata. In Nausicaa partiamo sempre da due domande: a chi è destinato il contenuto e cosa vogliamo comunicare. Solo dopo scegliamo lo strumento più adatto. I dati concreti restano il punto di partenza, gli strumenti servono a renderli chiari, fruibili e comprensibili, mostrando risultati reali e rafforzando la fiducia degli stakeholder.

Come aiutate i clienti a mantenere relazioni costruttive con stakeholder multipli e spesso in conflitto in un contesto normativo in rapida evoluzione?

Il primo step della relazione con gli stakeholder è riconoscerli e riconoscerne la rilevanza: esercizio erroneamente dato per scontato. La relazione quindi va costruita ad hoc, anche in relazione alle molteplicità di interessi di ogni categoria di portatore di interesse. In Nausicaa orientiamo i clienti in questo senso e li supportiamo nel gestire e comunicare con stakeholder multipli, anche quando gli interessi sono contrastanti. Come? Partiamo sempre dall’ascolto e dalla mappatura delle priorità di ciascun attore. Su questa base, creiamo momenti di confronto strutturati e modulati in base alla complessità normativa e alla tipologia di stakeholder, utilizzando strumenti pratici come questionari, report di sintesi e dashboard: semplici, sì, ma tailor-made su ogni singolo cliente.
L’obiettivo è trasformare i conflitti potenziali in dialogo costruttivo, raccogliere idee, esigenze e aspettative non soddisfate, tracciare le traiettorie strategiche future di un’organizzazione, facendo sì che si investa in iniziative di reale valore percepito per gli stakeholder. Si tratta quindi di meccanismi a supporto di decisioni trasparenti e coerenti. In questo modo rafforziamo la fiducia degli stakeholder e aiutiamo l’azienda a rimanere agile e allineata alle normative in continua evoluzione.

Come supportate i clienti nella realizzazione di report Esg credibili e utili, che siano comprensibili per stakeholder diversi e coerenti con gli standard internazionali?

Molte aziende percepiscono il reporting Esg come un ostacolo o un impegno aggiuntivo oltre alle attività quotidiane. In realtà, gran parte dei numeri e delle informazioni richieste sono già disponibili nei processi aziendali. Il nostro approccio consiste nell’aiutare le imprese a riconoscere e valorizzare ciò che hanno già, senza partire da zero e togliendo la paura del foglio bianco. Attraverso metodologie riconosciute, come il Gri e l’attualissimo Vsme, supportiamo micro, piccole e medie imprese nell’organizzazione delle informazioni in modo chiaro e coerente. Il Vsme è oggi al centro di importanti sviluppi: il 3 giugno si è infatti conclusa la consultazione pubblica per la sua evoluzione in un Voluntary Standard, che estenderà il riferimento a tutte le imprese con meno di 1.000 dipendenti e introdurrà il concetto di Value Chain Cap, con l’obiettivo di limitare le richieste informative lungo la catena del valore. L’importante è raccogliere i dati seguendo una metodologia rigorosa, così da disporre di informazioni affidabili, comprensibili e confrontabili nel tempo, capaci di rappresentare concretamente gli impatti generati dall’azienda e i progressi compiuti nel proprio percorso di sostenibilità.

Matteo Russo

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