filiera al centro della sostenibilità

Resilienza? Parte dal procurement Esg

21 Ott 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Dalla geopolitica alla cybersecurity, la resilienza delle filiere si gioca sulla capacità di anticipare le crisi, leggere i dati e costruire relazioni solide lungo tutta la catena del valore. Questo il messaggio dal confronto tra le imprese al Supply Chain Outlook organizzato da Cribis lo scorso 15 ottobre a Milano

Le supply chain sono sempre più esposte a rischi interconnessi: tensioni geopolitiche, instabilità logistica, volatilità dei costi, nuove pressioni normative e minacce informatiche. In questo scenario, la capacità di conoscere e monitorare la propria filiera diventa una leva strategica per le imprese. È il quadro delineato da Marco Preti, Ceo di Cribis, in apertura del Cribis Supply Chain Outlook, tenutosi a Milano il 15 ottobre. «La supply chain è un asset strategico e come tale va gestito», ha sottolineato Preti, richiamando la necessità di superare una visione della filiera limitata al rapporto diretto con i fornitori. Il contesto in cui si strutturano oggi le supply chain è infatti multi-risk e richiede rapidità di risposta e capacità di riallocazione dinamica. Per affrontare questa complessità, diventa fondamentale disporre di informazioni aggiornate e integrate, in grado di aiutare le imprese ad anticipare le criticità e a prendere decisioni tempestive.

Il tema si collega al confronto promosso dall’ESG governance LAB lo scorso 8 ottobre, nell’ambito del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, con il tavolo di lavoro “Pratiche di Procurement ESG: score, ingaggio o esclusione del fornitore”. Dal confronto è emersa la necessità di andare oltre rating e questionari, integrando i dati con la conoscenza diretta dei fornitori e trasformando la valutazione Esg in uno strumento di dialogo, accompagnamento e miglioramento della filiera.

DATI E CONTROLLI

Tecnologia e informazioni consentono di monitorare una rete di fornitori sempre più articolata, ma non sono sufficienti da sole. Per Eliano Apicella, Indirect Purchasing Director di Barilla Group, il dato deve essere interpretato e integrato con il confronto diretto: «Il dato sì, ma va interpretato e poi va anche ascoltata la componente umana». Soprattutto con i fornitori strategici, è necessario comprendere le criticità e i piani di mitigazione, non limitarsi a rilevare un indicatore di rischio.

Per Kimbo, rappresentata da Paolo Ambrosino, Direttore Acquisti Logistica e Pianificazione, la filiera del caffè mostra concretamente l’importanza della collaborazione. «La volatilità dei prezzi e le difficoltà di approvvigionamento rendono essenziali il contatto con i produttori nei Paesi d’origine, il monitoraggio delle spedizioni e il coordinamento con spedizionieri e operatori doganali», sottolinea il direttore.

Anche negli aeroporti, dove la continuità del servizio è fondamentale, i controlli devono essere proporzionati al rischio. Mario Ponta, Director of Supply Chain, Innovation and Funded Initiatives di SEA Milan Airports, ha richiamato l’importanza di combinare verifiche e informazioni esterne, evitando duplicazioni nelle richieste ai fornitori. «La disponibilità di dati aiuta a individuare le situazioni che richiedono approfondimenti, mentre per alcuni aspetti, come la conformità in materia di lavoro, resta centrale anche il ruolo delle istituzioni», spiega Ponta.

La diversificazione, tuttavia, non è sempre possibile. Davide Fantozzi, Procurement Director Italy di Menarini Group, ha evidenziato la dipendenza del settore farmaceutico da alcuni mercati per l’approvvigionamento dei principi attivi, in particolare Cina e India. In questo ambito, concentrazione produttiva, requisiti regolatori e tempi di qualificazione rendono complesso trasferire rapidamente le forniture o individuare alternative.

ANTICIPARE I RISCHI

La resilienza si costruisce anche attraverso rapporti duraturi e piani condivisi. Gianluca Caffetti, Global Procurement Director di Zambon Group, ha ricordato «il valore di avere fornitori alternativi già qualificati: in caso di eventi estremi, come un’alluvione che colpisca un partner, una seconda fonte può garantire la continuità». Non tutti i rischi sistemici sono però prevenibili, soprattutto quando riguardano la chiusura di impianti produttivi strategici.

Per Monica Ranghetti,Chief Procurement Officer di AB Holding, la due diligence di filiera non dovrebbe essere interpretata soltanto come un obbligo normativo. L’azienda punta a coinvolgere i fornitori in un percorso di crescita, anche attraverso valutazioni che riconoscano gli investimenti in sostenibilità e iniziative di formazione. «Per noi l’obiettivo non è quello di ricevere delle informazioni, ma impegnarci perché tutta la filiera possa crescere in questi termini», ha spiegato. La rapidità nello scambio delle informazioni è inoltre decisiva per individuare tempestivamente le criticità.

Il valore della prossimità emerge dall’esperienza di Caleffi Hydronic Solutions. Stefano Godio, Direttore Acquisti, ha sottolineato che circa l’80% degli acquisti proviene da fornitori italiani, con cui l’impresa costruisce relazioni di lungo periodo. La conoscenza diretta aiuta a cogliere segnali che non sempre emergono dalle piattaforme di analisi: «Il problema finanziario del fornitore non la scopro dalla piattaforma risk ma visitando il fornitore», ha spiegato il direttore.

Giulia Bandini

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