la dichiarazione non financial nel decreto semplificazioni

Il Pnrr scopre donne, giovani … e Dnf

ET.Pro
28 Giu 2021
Editoriali Companies & CSR Commenta Stampa Invia ad un amico
Nel provvedimento del Governo sulla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza spunta a sorpresa il reporting degli Esg tra i fattori premianti nei bandi. La menzione è associata alle migliori opportunità per il lavoro femminile e giovanile

Nel Decreto Semplificazioni emanato nelle scorse settimane dal consiglio dei Ministri c’è una indicazione “ad alto potenziale” per gli Esg. Sia dal punto di vista operativo sia da quello, non meno importante, della percezione della sostenibilità sul piano politico.

Il Governo ha approvato, si legge nel comunicato stampa, «un decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e le prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure». Nel paragrafo “Inserimento al lavoro di donne e giovani” vengono enunciati i principi premianti «per le aziende, anche di piccole dimensioni (sopra i 15 dipendenti) che partecipano alle gare per le opere del Pnrr e del Fondo complementare». Tra questi principi, viene data notevole enfasi alla valorizzazione di due categorie sociali su cui la politica ha acceso i riflettori. «Nei bandi di gara – si legge – saranno riconosciuti punteggi aggiuntivi per le aziende che utilizzano strumenti di conciliazione vita-lavoro, che si impegnino ad assumere donne e giovani sotto i 35 anni, che nell’ultimo triennio abbiano rispettato i principi di parità di genere e adottato misure per promuovere pari opportunità per i giovani e le donne nelle assunzioni, nei livelli retributivi e degli incarichi apicali».

LA SORPRESA DNF

Al termine dello stesso paragrafo, a “giovani” e “donne” si aggiunge una sorpresa. «Tra i criteri per partecipare alle gare – si legge – vi è anche l’impegno a presentare la rendicontazione non finanziaria sulla sostenibilità sociale e ambientale dei processi produttivi». Significa che la Dnf, o l’impegno a redigere la stessa, diventa un fattore premiante per concorrere ai lavori finanziati dal Pnrr.

Si tratta, come detto, di una frase “ad alto potenziale”. In primo luogo, perché per la prima volta premia in modo espresso le aziende che redigono la dichiarazione non finanziaria. Nei mesi scorsi, si attendevano formule di sostegno assai più dirette (benefici fiscali o altre forme di copertura dei costi), ma non sono arrivate. Ora, invece, la Dnf piove dal cielo in uno dei meccanismi più caldi (e più ricchi) della politica economica del Paese, il Pnrr. Per giunta, in una fase in cui la stessa Europa sta spingendo per ampliare dimensionale di aziende soggette alla dichiarazione non finanziaria.

Certo, sarà interessante capire come questo “impegno alla Dnf” prenderà forma concreta nelle leggi e nelle regole di bando, ma il segnale è chiaro.

LA VALENZA PER LA POLITICA

E qui si arriva al secondo motivo per cui la frase è “ad alto potenziale”. La formula con cui il riferimento alla Dnf è stato inserito nel decreto legge lascia pochi margini di dubbio: si tratta di un incastro forzato, privo di premesse e sviluppo logico, agganciato senza sforzarsi di trovare connessioni, con “donne” e “giovani”. Ma proprio questo legame forzato con due tra i temi più caldi sul fronte politico, significa due cose. La prima è che nella mente del politico si sta facendo strada l’idea che esista una connessione tra i temi economici (gli appalti), quelli sociali e quelli della rendicontazione non finanziaria. La seconda è che, sempre nella mente del politico, la Dnf sia comunque diventata un elemento che merita enfasi comunicativa.

Del resto, dal punto di vista della valenza comunicativa, merita qui un richiamo la ricerca diffusa la scorsa settimana da Ipsos su come gli italiani vedono il concetto di sostenibilità. Non è certo la prima né sarà l’ultima ricerca del genere in questo periodo di super affollamento di survey sul tema. Ma il taglio particolare dell’indagine ha portato a questo risultato: il 38% degli italiani associa la parola sostenibilità a un modello di sviluppo.

Cioè, finalmente, la sostenibilità viene riconosciuta come elemento di creazione di valore per la comunità, e non come vincolo, limite o imperativo morale.

Ed ecco che, finalmente (e di conseguenza), la politica si accorge di dover parlare di sostenibilità non solo in termini di intangibile obiettivo escatologico, ma in termini di strumenti complessi a disposizione delle imprese.

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