quando un'analisi è autonoma dal finanziatore?

La ricerca non scivoli sull’olio di palma

ET.Pro
5 Lug 2021
Editoriali Companies & CSR Commenta Stampa Invia ad un amico
La Fondazione Cmcc ha presentato un'analisi che abbatte il luogo comune che l'olio di palma sia un nemico della sostenibilità. Ma la ricerca ha il «supporto incondizionato dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile». Come gestire il conflitto?

La scorsa settimana è arrivato in redazione un comunicato stampa che ha generato un certo interesse. Il tema: l’olio di palma. La tesi: l’olio di palma non è brutto e cattivo, non è il nemico che viene abitualmente dipinto, ma è il “buono”. Anzi, poiché è incompreso, è  “maggiormente buono”, in quanto sacrificato sull’altare dei luoghi comuni della sostenibilità (aspetto che è stato altre volte sottolineato da ETicaNews).

L’interesse sul comunicato è legato al fatto che le tesi sulla “bontà” dell’olio di palma è il risultato di un’analisi condotta da soggetti dai nomi piuttosto altisonanti: la Fondazione Cmcc – Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. I cui risultati sono stati illustrati lo scorso giovedi 24 giugno anche dagli esperti della Divisione Iafes (Impacts on Agriculture, Forests and Ecosystem Services).

La tesi, del resto, merita attenzione. «Il dibattito a livello pubblico e scientifico – si legge nel comunicato – è spesso concentrato sugli effetti della produzione di olio di palma sull’ambiente e sui servizi eco-sistemici, ma poco si discute circa le ricadute socio-economiche connesse alla produzione di olio di palma. Per questo motivo, il Cmcc ha svolto un’analisi approfondita della letteratura esistente che affronta i vari aspetti socio-economici legati allo sviluppo della filiera dell’olio di palma». «In generale – prosegue il comunicato -, la maggior parte degli studi analizzati concorda sul fatto che l’olio di palma svolga un ruolo cruciale nel supportare l’economia e il sostentamento delle comunità locali nei Paesi produttori in via di sviluppo. L’adozione di schemi di produzione di olio di palma sostenibile, oltre a non danneggiare l’ambiente, offre l’opportunità di migliorare molti indicatori dell’impatto socio-economico, legati all’espansione della produzione di palma da olio».

Insomma, l’analisi di Cmcc è un documento che potrebbe aiutare a sfatare uno dei pilastri della sostenibilità “facile”, e a indurre le persone a riflessioni assai più complesse sulla meccanica di un modello davvero sostenibile. Un documento capace di attaccare pubblicamente uno dei luoghi comuni più radicati della sostenibilità: l’olio di palma, appunto, è “cattivo”.

L’ASPETTO SCIVOLOSO

C’è però un aspetto, emerso leggendo con maggiore attenzione il progetto, che merita anche più attenzione della tesi dell’analisi. Il comunicato è su carta intestata dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (Uiops). E le riflessioni dei ricercatori sono affiancate da un commento virgolettato del presidente della stessa Uiops.

Andando poi a vedere nel sito Cmcc, nella pagina di presentazione del webinar di lancio, compare la scritta: «Il lavoro è stato realizzato con il supporto incondizionato dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile». La stessa scritta c’è alla terza pagina del report.

Dunque, il lavoro svolto dalla Fondazione è stato sostenuto da chi ha un preciso interesse sul tema.

Posto che questa Uiops non ha nulla di esecrabile, anzi, si pone anch’essa come esempio di “resistenza” ai luoghi comuni e alla stupidità della sostenibilità facile, occorre invece riflettere sul legame tra il mandante e la ricerca. E, ancor più, sulla trasparenza di questi legami. Soprattutto in un periodo, come quello attuale, in cui sta esplodendo la rincorsa alle università e ai centri di ricerca, al fine di legittimare con report e studi accademici la sostenibilità ad personam.

In questo caso, il “conflitto di interessi” non è stato nascosto. Ma sarebbe stato meglio esplicitarlo anche nel comunicato stampa. Dove, forse, sarebbe stato più fair presentare la ricerca come un’analisi dell’Uiops realizzata tramite il Cmcc. Oppure, anche come un’analisi del Cmcc realizzata per l’Uiops. Sono paletti necessari, che, appunto, oggi diventano caposaldi contro il greenwashing scientifico.

A meno che Uiops e Cmcc non abbiano voluto sfatare, oltre al falso mito dell’olio di palma, anche un altro luogo comune popolare:  il supporto di un finanziatore… non può essere “incondizionato”.

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