La ricerca al vaglio dei funzionari UK

Contro il climate change? Tagliare le email

25 Nov 2020
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I funzionari britannici, alla ricerca di nuove soluzioni alla minaccia climatica in vista del Cop26, stanno lavorando a una proposta "taglia-email". La base è una ricerca del fornitore Ovo Energy che calcola le emissioni provocate ogni giorno da milioni di email inutili

Milioni di e-mail non necessarie vengono inviate ogni giorno: un uso eccessivo che contribuisce al cambiamento climatico. Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 240), l’allarme è stato lanciato la scorsa settimana dai funzionari britannici al lavoro per trovare nuove soluzioni alla minaccia climatica. Il Regno Unito, infatti, il prossimo anno ospiterà il vertice dell’Onu sui cambiamenti climatici Cop26 a Glasgow. E l’impronta lasciata dagli utenti del web ha attirato l’attenzione dei funzionari britannici, alla ricerca di modi innovativi per ridurre le emissioni di carbonio.

Secondo fonti citate dal Financial Times, ora gli stessi funzionari starebbero valutando una proposta taglia-email, ma il lavoro sarebbe ancora in fase preliminare. Anche se non è ancora stata sottoposta ai ministri del Regno una vera e propria proposta, però, il premier britannico Boris Johnson ha annunciato di voler fare dell’azione radicale per l’ambiente un segno distintivo della sua leadership.

Non si tratta certo di un tema nuovo, la questione delle emissioni causate dalle email non necessarie era stata esaminata anche da una ricerca commissionata da Ovo Energy, il principale fornitore di energia indipendente del Regno Unito, nel novembre 2019. E più recentemente, il problema è stato sollevato anche da un paper del National Cyber Security Centre (Ncsc).

I dati a sostegno della proposta

La ricerca di Ovo Energy suggerisce che più di 64 milioni di email inutili vengono inviate ogni giorno dai britannici. Molte di queste includono messaggi che dicono solo “Grazie”, “Buon fine settimana”, “Ricevuto”, “Buona serata”, “Anche a te” o addirittura l’acronimo che simboleggia una risata. In un anno, questa corrispondenza elettronica superflua causa emissioni per 23.475 tonnellate di Co2. Questa impronta di carbonio proviene dall’elettricità utilizzata per alimentare i dispositivi su cui le mail vengono scritte e lette, le reti che trasmettono i dati e i data center che li memorizzano.

La stessa ricerca sottolinea che se ogni persona nel Regno Unito inviasse un’e-mail in meno al giorno si ridurrebbe la produzione di anidride carbonica di 16.433 tonnellate all’anno, l’equivalente di emissioni prodotte da 81.152 persone che volano da Londra a Madrid o da 3.334 automobili diesel. Una soluzione che quindi non sarebbe incisiva nel risolvere la crisi climatica, per stessa ammissione degli autori che la propongono, ma un passo nella giusta direzione: quella di ridurre le emissioni.

Anche l’iniziativa di Manchester Carbon Literacy Project è recentemente tornata sul tema, stimando l’emissione di anidride carbonica delle email: 0,3 grammi di Co2 per un’email di spam media; 4 grammi per un’email standard; e 50 grammi per una mail con allegati. Calcolando che un impiegato medio riceve 121 e-mail al giorno, di cui la metà spam e il resto si divide equamente tra email con e senza allegati, l’organizzazione arriva alla conclusione che le emissioni da posta elettronica per persona ammontino a 1.652 grammi al giorno e a 0,6 tonnellate in un anno.

Sotto la lente di ingrandimento sono finiti anche i data center. Su questo fronte, gli esperti stimano che rappresentino meno dello 0,1% dell’impronta di carbonio mondiale. Una cifra molto piccola, soprattutto se confrontata con le emissioni di altri settori, ad esempio il 20% imputato alle automobili. Tuttavia, è da notare anche che le emissioni dei data center sono in crescita, a causa dell’aumento dell’uso di media online come videochiamate, giochi e streaming.

I dubbi sulla proposta

Sulla proposta in lavorazione di tagliare le emissioni focalizzandosi nello specifico sul traffico di posta elettronica, però, non c’è unanimità di consensi. Come riporta sempre il Financial Times, Susanne Baker, direttore associato per il clima, l’ambiente e la sostenibilità di TechUK, un gruppo industriale britannico senza scopo di lucro, ha sottolineato che il settore tecnologico ha investito molto per aumentare l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Tra gli esperti scettici all’idea c’è anche Mike Berners-Lee, professore alla Lancaster University e autore della ricerca utilizzata per stimare l’impatto del taglio sulle e-mail, che pensa che il dato sulla CO2 causata dalla posta elettronica sia un ottimo modo per iniziare una conversazione sul tema dei cambiamenti climatici, ma che ci sono contributi molto più significativi alla riduzione delle emissioni che possono arrivare dal settore IT.

Alessia Albertin

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