Analisi di Tracker su 1.181 soggetti

Target net zero a bassa credibilità

22 Giu 2022
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
I risultati mostrano che solo un terzo di tutte le aziende che presentano target net zero rispettano effettivamente il criterio minimo delle “4P” e che, in termini di trasparenza e integrità, gli impegni presi non sono sufficienti ad assicurare di raggiungere quanto previsto dall’Accordo di Parigi

Target net zero in continua crescita, ma poco solidi. Lo rivela l’ultimo report del Net Zero Tracker che mostra come il momentum legato alla definizione di target climatici stia continuando, ma vada di pari passo con un’allarmante mancanza di credibilità in un panorama internazionale in cui proliferano le metodologie per fissare e misurare gli impegni climatici.

Il report Net Zero Stocktake 2022 pubblicato dal Net Zero Tracker ha l’obiettivo di valutare lo status e i trend internazionali relativi alla definizione dei target net zero di governi e aziende, nel percorso comune verso la decarbonizzazione (scarica il report). L’analisi prende in considerazione le entità presenti nel database Net Zero Tracker, che include più di 4.000 entità delle quali circa 1.181 risultano avere target net zero. Di queste, 702 le aziende quotate parte di Forbes 2000 con target net zero. Per condurre l’analisi, il Net Zero Tracker ha considerato tutti quei target con un riferimento diretto a termini quali carbon negative, carbon neutrality, climate neutrality, climate positive, GHG neutrality, net zero, zero emissions e science based targets. Nello specifico, una volta identificati target net zero, il Net Zero Tracker li ha valutati contro il criterio delle “4P”, ovvero la presenza di una Pledge sul Net zero, di un piano su come l’organizzazione ritiene di raggiungere i target, i processi in piedi per raggiungere gli impegni presi e la pubblicazione dei progressi annuali. Il criterio delle “4P” è inteso come una condizione necessaria ma non sufficiente, in un’ottica di continuo miglioramento delle azioni richieste alle aziende verso il net zero. I risultati tuttavia mostrano che solo un terzo di tutte le aziende che presentano target net zero rispettano effettivamente il criterio minimo delle “4P” e che in termini di trasparenza e integrità, gli impegni presi non sono sufficienti ad assicurare di raggiungere quanto previsto dall’Accordo di Parigi. Inoltre, così come si sta assistendo al moltiplicarsi di target net zero a livello internazionale, secondo il report un simile trend è rilevabile per quanto riguarda le metodologie a disposizione per fissare e misurare gli impegni climatici, dalla Science Based Target Initiative al Climate Corporate Responsibility Monitor. Per il settore privato, «una regolamentazione sarà quindi necessaria. Precisi requisiti di rendicontazione sono infatti già obbligatori o in via di approvazione in Ue, Regno Unito e Giappone e sono stati proposti sia in Usa sia in Cina».

GOVERNI ALLA PROVA NET ZERO

Guardando al panorama internazionale dei target net zero, il report mostra che la maggioranza dei governi nazionali ha definito i propri target, dimostrando di aver iniziato a impegnarsi, almeno a livello teorico, sugli obiettivi di lungo-termine fissati nell’accordo di Parigi.

Dei 128 Paesi con un target net zero, 104 si sono impegnati a raggiungerlo tra il 2041 e il 2050, mentre una porzione più ridotta mira a raggiungerlo prima del 2041 (per esempio la Finlandia, con un target net zero da raggiungere nel 2035). Dieci Paesi invece hanno fissato target net zero da raggiungere dopo il 2050 e proprio questi Paesi includono alcuni tra i più emittenti, tra cui Cina (2060) e India (2070), coprendo il 55% di tutte le emissioni a livello mondiale. Tra le città, le più virtuose risultano essere Oslo (con un target a zero emissioni per il 2030) e Copenaghen (con un target di carbon neutrality per il 2025).

Il report specifica tuttavia che più del 75% dei governi nazionali e sub-nazionali non specifica in modo trasparente se intende utilizzare crediti di offsetting per raggiungere gli impegni presi. Molti Paesi inoltre non riportano in modo chiaro se fanno uso di Carbon Dioxide Removals (Cdr).

MOLTI TARGET E POCA SOSTANZA PER LE AZIENDE

Per quanto riguarda le aziende, invece, il report sottolinea come la maggior parte delle aziende Forbes 2000 con considerevoli impronte di carbonio abbiano fissato target net zero, risultando «da un lato come una conseguenza della crescente pressione sulle industrie maggiormente inquinanti ad allinearsi agli obiettivi climatici di lungo periodo, dall’altro come rappresentativo di un comportamento solo simbolico, o addirittura assimilabile al greenwashing, piuttosto che di vera leadership da parte delle organizzazioni».

Dei 702 target net zero rilevati, circa la metà è contenuta in documenti societari ufficiali mentre l’altra metà è stata solo annunciata dalle aziende in comunicazioni ad hoc. L’analisi, quindi, ribadisce l’importanza di specificare meglio i propri target in modo da assicurare trasparenza e integrità.

Un terzo delle aziende che si sono impegnate al net zero hanno fissato un target al 2040 mentre il 20% mira a raggiungere l’obiettivo entro o al 2030. Tuttavia, le aziende con target al 2040 o prima non si sono necessariamente impegnate a ridurre anche le emissioni dalla propria catena del valore altrettanto velocemente.

 

Circa il 40% delle aziende con target net zero intende utilizzare l’offsetting per raggiungerli, mentre il 60% non specifica se intende farne uso o meno.

Infine, per quanto riguarda gli scope di emissioni coperte, tutte le organizzazioni con target net zero fanno riferimento a emissioni scope 1 e scope 2 mentre solo il 38% include anche le emissioni scope 3.

Martina Costa

0 commenti

Lascia un commento