Il fondo pensione dello Stato scrive al ceo
Total si vende a Trump, NY verso divestment
La penale che Donald Trump ha pagato a TotalEnergies per convincerla a desistere dall’eolico diventa un incentivo-anti-Esg molto indigesto agli investitori. Il gruppo francese aveva accettato di reinvestire in progetti legati ai combustibili fossili il rimborso ricevuto dal Us Department of the Interior (Doi) per aver rinunciato allo sviluppo di parchi eolici offshore. Una mossa che ha acceso i riflettori sulle nuove strategie di engagement utilizzate dagli investitori istituzionali. E sul ruolo politico che questo genere di engagement assume. Come riportato dal Financial Times, Thomas DiNapoli, che in qualità di New York state comptroller riveste il ruolo di amministratore del New York State Common Retirement Fund, ha scritto una lettera direttamente a Patrick Pouyanné, ceo di TotalEnergies, segnalando serie preoccupazioni sul piano strategico, sulla disciplina finanziaria e sulla gestione del rischio derivanti da tale scelta.
Solitamente, i fondi pensione operano sui mercati attraverso asset manager terzi cui affidano un mandato. Il fondo può esercitare pressione indirettamente, richiedendo al gestore di escludere determinati titoli o di adottare politiche Esg più rigorose. In questo caso, invece, il New York State Common Retirement Fund è azionista diretto e si rivolge al board del colosso energetico come tale, con tutte le prerogative che ne derivano, inclusa quella del voto nelle assemblee degli azionisti.
Ad aver peso non è tanto la minaccia di dismissione dell’investimento, circa 1,6 milioni di dollari, che avrebbe un impatto finanziario del tutto trascurabile sulla capitalizzazione di TotalEnergies. Ma piuttosto la forte presa di posizione dal valore politico e reputazionale. La lettera chiede esplicitamente chiarezza su come l’azienda francese abbia valutato i rischi legali e regolatori connessi all’accettazione del rimborso governativo da un 1 miliardo di dollari, e soprattutto sul rischio che tale accordo possa essere annullato sotto una futura amministrazione politica di diverso orientamento.
DiNapoli ha sottolineato come la decisione «sollevi rischi per la società e i suoi investitori» per un’azienda che aveva ambito a essere un leader nella transizione energetica, mentre oggi «gli investitori si trovano a grattarsi la testa» dopo la marcia indietro da parte del consiglio di amministrazione. TotalEnergies si era infatti impegnata a produrre 120 terawattora di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 e a portare al 75% la quota di energia a basse emissioni nel proprio mix entro il 2050. Il passo indietro sull’eolico offshore negli Stati Uniti mette ora sotto pressione la credibilità di questi obiettivi agli occhi della comunità finanziaria internazionale.
L’amministrazione Trump ha fatto della lotta all’industria eolica uno dei capisaldi della politica energetica del suo secondo mandato, emettendo ripetuti ordini di stop ai lavori per ragioni di sicurezza nazionale. Dopo ripetute sconfitte nei tribunali federali, la Casa Bianca ha cambiato tattica optando per trattative dirette con le imprese, convincendole a cedere le licenze in cambio di rimborsi. Il Doi ha confermato di essere in trattativa con altre società titolari di concessioni eoliche.
Matteo Russo
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