Aumentano le richieste del settore

Le armi chiedono soldi a Bei per l’energia

24 Apr 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, sono in aumento le richieste delle aziende del settore della difesa alla Banca europea per gli investimenti per ottenere supporto nella transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili. La Bei ha già cambiato la sua policy per favorire il finanziamento della difesa

La crisi energetica e l’aumento del prezzo del petrolio a causa della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz hanno messo anche il settore della difesa di fronte alla necessità di una transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili. Per questo difficile passaggio, le aziende del settore si stanno rivolgendo sempre più spesso alla Banca europea per gli investimenti (Bei), per ottenere supporto e fondi per la transizione. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Richieste simili erano già state presentate anche in seguito all’invasione russa dell’Ucraina all’inizio del 2022. La differenza è che dal 2024, l’istituto ha rivisto la sua policy di prestito per consentire maggiori finanziamenti al settore della difesa.

Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 445 “Transizione green, la difesa chiede il supporto della Bei”), con la maggior parte degli analisti che prevede che i prezzi del petrolio rimarranno ben al di sopra dei livelli prebellici per il prossimo futuro, la Bei si aspetta che le aziende, incluse quelle dell’industria della difesa, accelereranno gli investimenti in energia rinnovabile e nucleare per aumentare la resilienza agli shock dei prezzi dell’energia. Hristo Stoykov, capo dell’ufficio di sicurezza e difesa della Bei, ha confermato che la Banca ha ricevuto richieste di grandi aziende e appaltatori del settore della difesa e che le sta valutando attentamente, poiché la policy della Bei comunque vieta di finanziare direttamente la produzione di armi e munizioni.

FINANZIARE LA DIFESA

Dal 2024, quando l’Unione europea ha aumentato le spese per la difesa, la Banca europea per gli investimenti ha rivisto più volte la sua policy di prestito per consentire maggiori finanziamenti al settore della sicurezza e della difesa. La policy in questione vieta di investire direttamente nella produzione di armi e munizioni, ma la banca può finanziare società che hanno esposizione ad armi e munizioni purché i proventi del prestito non siano incanalati direttamente nella produzione o nel commercio di questi prodotti. La mossa ha rappresentato un importante cambiamento di passo per l’istituzione, che ha ampliato la portata delle attività ammissibili a puri investimenti militari.

Nel 2025, la Bei ha erogato circa 100 miliardi di euro di finanziamenti all’interno dell’Ue. Di questi, circa il 60% è stato destinato a progetti verdi. Sul fronte energetico, la banca ha fornito un finanziamento record di 33 miliardi di euro, tra investimenti in rete e per le infrastrutture energetiche e di stoccaggio. Inoltre, l’istituto ha quadruplicato i finanziamenti destinati a progetti di sicurezza e difesa, arrivando alla cifra record di quattro miliardi di euro. L’importo corrisponde a circa il 5% dei suoi finanziamenti complessivi, obiettivo che inizialmente aveva previsto di raggiungere solo nel 2026.

La banca prevede di spendere la stessa cifra, almeno quattro miliardi, in progetti di sicurezza e difesa quest’anno. In particolare, la presidente Nadia Calviño ha citato tra i progetti che la Bei pianifica di finanziare nel settore: grandi infrastrutture critiche per aumentare la mobilità e le strutture militari, aumentare le capacità industriali locali, la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie di sicurezza e difesa e migliorare l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese nella catena di approvvigionamento dei grandi appaltatori della difesa europei attraverso accordi con banche commerciali e fondi d’investimento.

LE RICHIESTE DELLE AZIENDE

Pur insistendo sul fatto che la Bei non è un ministero della Difesa, Calviño ha confermato un forte aumento del sostegno della banca ai progetti relativi alla sicurezza e alla difesa, in particolare alle tecnologie a duplice uso, visto il mutevole panorama globale. La presidente della Bei ha anche più volte sostenuto che la transizione verde sia una necessità strategica e la necessità che l’Europa acceleri la spinta verso l’indipendenza energetica e si liberi dall’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili. Dopo questa svolta sul fronte dei finanziamenti alla difesa, quindi, non sorprende che l’istituto sia stato contattato da grandi aziende produttrici e grandi appaltatori che servono i governi europei.

In un’intervista a Bloomberg, Stoykov ha spiegato che la Bei sta considerando di condividere il rischio su progetti di ricerca e sviluppo per questi attori. Nello specifico, alcune delle aziende che cercano il sostegno della banca stanno esaminando potenziali accordi di acquisto di energia con fornitori di energie rinnovabili. Altre stanno investendo in impianti propri, incluso il solare. C’è anche un crescente interesse per i piccoli reattori nucleari per rendere le aziende più resistenti agli shock dei prezzi dell’energia. Infine, l’industria della difesa sta indagando sul potenziale finanziamento di impianti rinnovabili per alimentare infrastrutture critiche, come gli impianti di trattamento delle acque, e su finanziamenti per intensificare l’efficienza energetica di edifici e veicoli.

La Bei ha una lunga storia di assistenza tecnica e finanziamenti per progetti di efficienza energetica, con Airbus e l’italiana Leonardo tra le aziende che hanno attinto al suo sostegno. Inoltre, la banca ha firmato accordi con Deutsche Bank, Banco Santander, Bpce e Piraeus Bank per finanziare piccole e medie imprese nel settore della sicurezza e della difesa e progetti su tecnologie pulite e infrastrutture digitali.

Alessia Albertin

0 commenti

Lascia un commento

Translate »