GLI SPUNTI PER GLI INVESTITORI

Msci, 5 segnali Esg dalla Climate Week

6 Ott 2026
Notizie ESG Market Commenta Invia ad un amico
Rischio fisico, preparazione alla transizione e adattamento al centro delle discussioni della Climate Week NYC. Msci evidenzia anche il ruolo della localizzazione degli asset e la dimensione fisica della crescita dell’intelligenza artificiale

Il rischio climatico fisico, la preparazione delle imprese alla transizione energetica e le opportunità legate all’adattamento sono tra i principali temi emersi durante la Climate Week NYC secondo Msci. Nel contributo pubblicato il 28 settembre, la società individua cinque segnali finanziari emersi dalle conversazioni con investitori e operatori di mercato: la crescente importanza della localizzazione degli asset, il passaggio dall’esposizione al rischio fisico alla sua traduzione in impatti finanziari, la misurazione della transition readiness, la concentrazione delle opportunità nell’adattamento e i vincoli fisici che accompagnano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

CONTA DOVE SONO LOCALIZZATI GLI ASSET

Il primo elemento indicato da Msci è la localizzazione. Secondo la società, le medie riferite a imprese e Paesi possono nascondere rischi che diventano invece evidenti quando si considera dove si trovano concretamente asset, fornitori, attività operative e clienti.

«Le aziende con fornitori, attività e ricavi geograficamente più diversificati tendono a essere meno colpite rispetto alle aziende più concentrate». E questo vale per diverse tipologie di rischio, da quello geopolitico fino ai rischi apparentemente non correlati. Msci porta l’esempio dei data center utilizzati per l’intelligenza artificiale, per i quali assumono rilevanza la disponibilità locale di energia e acqua, i rischi climatici, la copertura assicurativa e l’accettazione da parte delle comunità. «Non si investe solo nell’asset, ma anche nell’asset stesso e nella comunità che lo circonda», ha osservato Jeremy Porter, responsabile della ricerca di Msci sulle implicazioni economiche e finanziarie del rischio climatico fisico.

L’IMPATTO FINANZIARIO DEL CLIMATE RISK

Il secondo segnale riguarda il passaggio dalla esposizione al rischio fisico alla valutazione dell’impatto finanziario. Secondo una ricerca realizzata da Msci e First Street, gli eventi meteorologici che hanno determinato, da parte di società statunitensi quotate, comunicazioni off-cycle relative ai ricavi, sono aumentati di sei volte negli ultimi 20 anni. Quando queste comunicazioni si verificano, le società perdono in media poco meno del 5% del valore azionario.

L’analisi dei bilanci annuali di oltre 25.300 società nel periodo 2023-2025 mostra inoltre che soltanto il 27% ha fornito una disclosure sostanziale su come i rischi climatici fisici abbiano avuto o possano avere effetti sulla performance.

TRANSITION READINESS

Il terzo segnale riguarda la transizione verso un’economia low carbon. Secondo Msci, il dibattito si sta spostando oltre le emissioni e gli obiettivi climatici, concentrandosi sulla capacità delle aziende di affrontare i cambiamenti nelle politiche, le dinamiche geopolitiche, la sicurezza energetica e la crescente domanda di elettricità.

La ricerca Msci citata nel contributo rileva che, nei cinque anni terminati ad aprile 2026, le società maggiormente preparate alla transizione hanno sovraperformato quelle meno preparate di circa 18-25 punti percentuali, a seconda della regione. Il differenziale è risultato maggiore tra le società sottoposte alle pressioni di transizione più elevate legate a tecnologia, politiche ed emissioni.

Il tema della transition readiness è alla base del nuovo Msci Energy Transition Index, presentato durante la Climate Week. Si tratta di un indicatore che considera sia la pressione esercitata sulla società affinché realizzi la transizione sia la capacità del management di rispondere, privilegiando le aziende con maggiore pressione e maggiore prontezza.

ADATTAMENTO E RESILIENZA

Il quarto segnale riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici. Secondo una ricerca dell’Msci Institute condotta su circa 2.500 società quotate, l’89% mostra evidenze di attività finalizzate a proteggersi da un rischio fisico o a rafforzare la propria resilienza operativa. Il 43% vende almeno un prodotto o servizio legato all’adattamento.

Una prima analisi su oltre 50mila società private statunitensi ha invece individuato più di 5.600 aziende con attività legate alla resilienza. Quasi il 90% di queste vende prodotti o servizi destinati alla protezione da un rischio fisico.

«La sfida per gli investitori potrebbe non risiedere tanto nell’esistenza di tali opportunità – si legge nell’approfondimento -, quanto piuttosto nelle modalità per accedervi».

L’AI DIVENTA UN TEMA ESG

Il quinto segnale riguarda l’intelligenza artificiale, una tecnologia digitale il cui potenziale di investimento assume sempre più una dimensione fisica. Msci classifica il 37% delle società quotate globali come parte della catena del valore dell’Ai, includendo infrastrutture fisiche, infrastrutture digitali e applicazioni.

Per Msci, disponibilità di acqua, capacità della rete elettrica, rischi fisici, copertura assicurativa, autorizzazioni e opposizione delle comunità sono elementi che possono entrare nella valutazione degli investimenti legati all’Ai.

Noemi Primini

 

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