survey su 402 investitori istituzionali in 24 Paesi

Ftse Russell, cresce l’Esg negli asset owner

6 Ott 2026
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L’84% dei rispondenti dichiara di aver integrato considerazioni di sostenibilità nella propria strategia di investimento. Ben 11 punti percentuali in più rispetto alle rilevazioni del 2025. Il dato si colloca a due punti percentuali dal livello più alto registrato dal sondaggio, raggiunto nel 2022

La sostenibilità torna a guadagnare spazio nelle strategie degli asset owner. È quanto emerge dalla nona edizione del Sustainable Investment Asset Owner Survey 2026 di Ftse Russell, realizzato su 402 investitori istituzionali in 24 Paesi. L’84% dei rispondenti dichiara di aver integrato considerazioni di sostenibilità nella propria strategia di investimento (ben 11 punti percentuali in più rispetto alle rilevazioni del 2025). Il dato si colloca a due punti percentuali dal livello più alto registrato dal sondaggio, raggiunto nel 2022, quando era pari all’86 per cento. Un ulteriore 15% degli asset owner sta valutando se procedere in questa direzione.

Per i prossimi anni, l’indicazione è di ulteriore crescita. L’85% degli asset owner prevede infatti di aumentare, nei prossimi uno-tre anni, l’integrazione delle considerazioni di sostenibilità o l’utilizzo di prodotti di investimento sostenibile. Il restante 15% prevede una situazione stabile e nessuno degli intervistati anticipa una diminuzione.

L’indagine ha rilevato che gli asset owner stanno integrando i fattori di sostenibilità in modo sempre più ampio all’interno dei loro portafogli e prevedono che questa tendenza continuerà anche in futuro. Nel 2026 il 51% degli intervistati dichiara di applicare considerazioni di sostenibilità a oltre il 50% degli asset, contro il 26% dell’anno precedente.

Dalla ricerca emerge inoltre un dato particolarmente significativo: all’11% dei rispondenti che considera la sostenibilità sull’intero portafoglio si aggiunge un ulteriore 23% che integra i fattori di sostenibilità in oltre l’80% degli asset. Complessivamente, quindi, più di un terzo dei rispondenti applica un’integrazione della sostenibilità a una quota superiore all’80% del portafoglio, a fronte di nessun rispondente che dichiarava una copertura analoga appena un anno fa.

GOVERNANCE IN CIMA ALLE PRIORITÀ

Tra i temi di sostenibilità, governance, fiscalità e diritti degli azionisti risultano la priorità più citata, indicata dal 32% degli intervistati, contro il 18% del 2025. La motivazione è legata, secondo gli autori, alle preoccupazioni degli investitori sugli standard di governance di alcuni dei nuovi colossi dell’intelligenza artificiale, insieme agli sviluppi normativi in alcune giurisdizioni che incidono sui diritti degli azionisti.

Anche il rischio climatico (fisico e di adattamento) assume un peso maggiore. Il 26% degli asset owner lo indica come priorità, rispetto al 19% del 2025.

Il sondaggio ha inoltre introdotto per la prima volta alcune categorie di rischi emergenti. Circa un quarto degli asset owner considera prioritari i rischi legati alla salute e all’assistenza sanitaria e quelli connessi a tecnologia e intelligenza artificiale. Circa un quinto indica invece i rischi legati al settore alimentare.

APPROCCI PIÙ SEMPLICI E MATURI

Per quanto riguarda gli approcci, gli asset owner tendono a privilegiare un numero più limitato di approcci relativamente semplici, concentrandosi sulle asset class più mature. Le strategie tematiche Esg e l’integrazione restano tra le modalità più utilizzate, rispettivamente dal 54 e 49% dei rispondenti, mentre gli asset owner che dichiarano di fare engagement sui principali temi sono diminuiti di 5-10 punti percentuali.

L’azionario quotato rimane l’asset class nella quale l’implementazione degli approcci di investimento responsabile è più avanzata. Il sondaggio registra però anche un significativo aumento degli investitori che applicano tali pratiche al private equity.

GLI OSTACOLI DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE

Cambiano anche le principali barriere all’adozione dell’investimento sostenibile. Nel 2026, le preoccupazioni legate al potenziale rischio reputazionale del greenwashing sono indicate dal 22% degli asset owner, contro il 37% del 2025. Anche le preoccupazioni sulla disponibilità dei dati Esg scendono, dal 36% al 25 per cento. Diminuisce anche la quota di chi considera la performance finanziaria un ostacolo (dal 27% passa al 19%).

Tra le principali preoccupazioni emerse quest’anno, invece, c’è la qualità o coerenza della reportistica e delle disclosure aziendali, segnalato da un terzo del campione, contro il 31% dell’anno precedente.

Altrettanto significativo è l’aumento del peso attribuito ai costi di adozione degli investimenti sostenibili: oggi rappresentano un ostacolo per circa un quarto dei rispondenti, contro il 17% dello scorso anno, segnando l’incremento più marcato tra i fattori considerati.

 

CAMPIONE DI INDAGINE

Il sondaggio è stato condotto da Ftse Russell su 402 asset owner di 24 Paesi: il 40% dei rispondenti proviene dall’area Emea, il 30% dal Nord America e il 30% dall’Asia Pacifico. Il campione comprende pension fund (45%), compagnie assicurative (15%), fondi governativi e sovereign wealth fund (15%), endowment, fondazioni e family office (18%) e altre tipologie di asset owner (7%).

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Noemi Primini

 

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