Pubblicate le "Priorità comuni europee di vigilanza"

Esma: occhio a impatti negativi e target mancati

21 Ott 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Le linee guida di quest'anno si soffermano con attenzione sulla rendicontazione di  sostenibilità dal momento che le aziende si trovano in un anno di transizione per l’adozione degli standard Esrs. Le aziende devono proseguire «nella loro curva di apprendimento della materialità»

La rappresentazione degli impatti nella Csrd deve essere equilibrata. In altri termini deve fornire lo stesso grado di dettaglio sia per gli impatti positivi sia per quelli negativi. L’indicazione arriva da Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati nel suo documento annuale sulle priorità della vigilanza. Come riportato nella Rassegna Stampa sumentata ESG/463, nel documento sulle Priorità per i bilanci 2026, Esma ha «osservato che alcuni emittenti forniscono informazioni più dettagliate sugli impatti positivi rispetto a quelli negativi; ciò potrebbe non offrire agli utilizzatori una visione sufficientemente equilibrata dell’emittente stesso».

Le linee guida di quest’anno si soffermano con attenzione sulla rendicontazione di  sostenibilità dal momento che le aziende si trovano in un anno di transizione per l’adozione degli standard Esrs. Le aziende possono infatti scegliere di applicare una delle tre versioni attualmente in vigore: il Set 1 attualmente in vigore, già alleggerito dal “quick-fix” del luglio 2025; il Set 2, ovvero gli Esrs semplificati; la terza via con l’applicazione del Set 1, modificato dal quick-fix, e con le deroghe  dell’Esrs Set 2 che sono elencate all’articolo 2, paragrafo 1, lettera b), del regolamento delegato della Commissione. Questi regole però, precisa Esma, «costituiscono un elenco esaustivo» e non possono essere estese ulteriormente. L’Esma chiede in ogni caso trasparenza sulla versione utilizzata, includendo tale informazione tra gli elementi su cui si basa la redazione della dichiarazione di sostenibilità.

LE PRIORITÀ PER I BILANCI 2026

Le Priorità comuni europee di vigilanza (European Common Enforcement Priorities) sono un insieme di linee guida emesse annualmente dall’Esma per i bilanci annuali degli emittenti ammessi alla negoziazione sui mercati regolamentati dello Spazio economico europeo. Tale linee guida sono corredate e spiegate con esempi e casistiche specifiche. Le priorità  individuano le seguenti aree di interesse per gli emittenti nella redazione dei propri bilanci annuali:

Bilanci IFRS:

  • Rischi e incertezze geopolitiche
  • Accantonamenti per ristrutturazioni e rinegoziazione del debito

Dichiarazioni di sostenibilità ai sensi degli Standard europei di rendicontazione sulla sostenibilità (ESRS):

  •  Progressi costanti nel processo di valutazione della materialità
  •  Fornitura di informazioni correlate su impatti, rischi e opportunità (IRO), politiche, azioni e obiettivi (PAT) e indicatori

Rendicontazione digitale secondo il formato elettronico unico europeo (ESEF):

  • Errori comuni riscontrati nel deposito ESEF nel prospetto delle variazioni del patrimonio netto

MATERIALITÀ, EQUILIBRATA E SPECIFICA

Le informazioni relative alla materialità degli impatti, dei rischi e delle opportunità (Iro) e al processo di valutazione della doppia materialità (Dma) continuano a rappresentare punti di particolare attenzione per le autorità di vigilanza, poiché tali informazioni (e le valutazioni sottostanti) costituiscono la base per il resto della dichiarazione di sostenibilità. Pertanto le aziende devono proseguire «nella loro curva di apprendimento della materialità».

Nel corso del processo dell’analisi di materialità (Dma), Esma incoraggia gli emittenti a valutare gli impatti positivi e negativi con lo stesso livello di rigore. Viene infatti osservato che alcuni emittenti forniscono informazioni più dettagliate sugli impatti positivi rispetto a quelli negativi, il che potrebbe non offrire agli utenti una visione sufficientemente equilibrata dell’emittente. In base alle caratteristiche qualitative, una descrizione neutrale deve coprire gli aspetti favorevoli/positivi e quelli sfavorevoli/negativi in modo equilibrato e prestare uguale attenzione agli impatti negativi, agli impatti positivi, ai rischi e alle opportunità. «Pertanto – precisa Esma –, gli emittenti dovrebbero fornire informazioni chiare sulle eventuali soglie di rilevanza degli impatti (specialmente quando utilizzano soglie diverse per valutare la rilevanza dei propri impatti positivi e negativi) e divulgare i propri impatti positivi e negativi con un livello di dettaglio comparabile».

Oltre a ricordare che l’informativa sull’identificazione degli Iro deve coprire sia le attività proprie dell’emittente sia la sua catena del valore a monte e a valle, Esma sottolinea come «le informazioni sul processo Dma sono più utili quando sono concise, specifiche per l’azienda e collegate all’argomento oggetto di valutazione per gli Iro rilevanti». In altri termini, l’informativa va legata allo specifico tema oggetto di valutazione. Ad esempio, potrebbero esserci differenze tra il processo di identificazione e valutazione degli Iro relativi alla propria forza lavoro e quello relativo al cambiamento climatico. «Quando il processo Dma per un determinato argomento è significativamente diverso da quello utilizzato per altri argomenti – afferma Esma –, sarà utile per gli utenti ricevere informazioni al riguardo».

Inoltre per assicurare la comparabilità delle disclosure sugli Iro, Esma suggerisce gli emittenti a  ricorrere alla categoria “entity specific” «solo dopo aver escluso ogni possibilità di avvalersi della classificazione ESRS».

IRO, CONNESSIONE CON POLICY E FINANZA

Gli emittenti dovrebbero chiarire in che modo le loro politiche e i loro obiettivi tengono conto degli Iro. Ad esempio, quando un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra non copre l’intero inventario dei gas serra dell’emittente, ciò dovrebbe essere spiegato.

Inoltre, le aziende dovrebbero fornire una livello di dettaglio comparabile. «Ad esempio – precisa Esma -, se un emittente presenta diversi Iro S1 rilevanti (discriminazione, retribuzioni adeguate, ecc.) che rientrano in un’unica politica generale in materia di diritti umani, gli utenti trarranno vantaggio da una spiegazione di come tale politica copra ciascuno degli Iro S1».

Inoltre, l’Esma ricorda agli emittenti che, qualora non dispongano di Pat (Policies, Actions, and Targets / Politiche, Azioni e Target) relativi a un Iro rilevante, sono tenuti a renderlo noto. «Ad esempio – precisa Esma  – quando un emittente rende pubblico un Iro aggregato relativo sia ai rischi climatici fisici che a quelli di transizione, ma il Pat riguarda solo i rischi di transizione, è importante menzionarlo. Quando un Iro abbraccia sia le operazioni proprie dell’emittente che la sua catena del valore, ma il Pat riguarda solo le operazioni proprie, ciò dovrebbe essere chiarito».

Sul fronte delle risorse finanziarie, Esma è chiara: è necessario garantire la trasparenza in merito alle risorse finanziarie significative, attuali e future (CapEx / OpEx), destinate alle loro azioni chiave. «Quando un emittente pianifica azioni chiave e non ha stanziato risorse finanziarie significative per la loro realizzazione – spiega Esma –, dovrebbe valutare se sia rilevante per gli utenti ricevere una spiegazione del motivo per cui non sono necessarie risorse significative».

Il documento segnala inoltre che è stata riscontrata una discrepanza tra le informazioni relative agli Iro e i rischi indicati in altre sezioni della relazione finanziaria annuale (Afr) e che alcuni emittenti omettono del tutto l’informativa sugli effetti finanziari correnti dei loro Iro materiali, e che questa va fornita per collegare la sostenibilità al bilancio.

TRASPARENZA SUI TARGET

Le indicazioni di Esma sottolineano inoltre l’importanza della trasparenza in relazione non solo ai progressi compiuti nel raggiungimento dei propri obiettivi, ma anche sul mancato raggiungimento di un target, o sul suo abbandono, oppure se l’azienda ritiene che non sarà in grado di raggiungere un obiettivo entro l’anno di riferimento.

Inoltre, l’Esma ricorda agli emittenti l’importanza di una chiara divulgazione delle modifiche metodologiche rispetto agli anni precedenti, poiché tali modifiche possono influire sulla valutazione dei progressi compiuti verso il raggiungimento dell’obiettivo. Ad esempio, se un emittente ha modificato il proprio anno di riferimento o il proprio valore di riferimento, ciò dovrebbe essere indicato e spiegato (ad esempio, con riferimento a un nuovo perimetro dovuto a un’acquisizione, a una copertura estesa dei gas serra o a stime migliorate relative allo Scope 3).

Elena Bonanni

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