analisi delle ricerche di mercato sulla sostenibilità

Esg, da “bene pubblico” a “bene personale”

26 Ott 2026
Editoriali Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Due recenti sondaggi danno il medesimo risultato: i consumatori italiani non credono più alle scelte della politica in chiave ambientale. Per contro, gli stessi soggetti rivelano una convinzione personale profonda e l'ambizione al sacrificio individuale. L'opposto del free rider

L’epoca della divergenza della sostenibilità sembra intrecciarsi con l’epoca dello scontento, della sfiducia e, cosa particolarmente di attualità, delle rimostranze di piazza. E non sembra casuale che, in questa fase di grande confusione, si stiano moltiplicando le ricerche finalizzate a indagare cosa pensa il consumatore sul tema della sostenibilità. Due di queste ricerche sono arrivate la scorsa settimana, e, per quanto molto diverse per portata statistica e ambito d’indagine, sembrano coincidere nel messaggio di fondo: quelli che hanno a cuore la sostenibilità sono anche, per usare un’iperbole alla Vasco Rossi, “quelli che non credono più a niente”.

La prima ricerca è stata sviluppata su un campione di 2.600 persone, nell’ambito dell’utenza Adnkronos. Non ha valore statistico, spiega l’agenzia stessa. Ma è finalizzata a individuare le nuove parole chiave della sostenibilità. Ebbene, colpisce la severità con cui gli utenti bocciano la sostenibilità “istituzionale”, cioè quella che arriva dall’alto e dovrebbe essere nel sentire comune. In vece, appunto, non si crede più a niente: ben il 50% dice che il Green Deal europeo va abolito, mentre per il 29% va migliorato. Chi risponde, si mette in contrapposizione con le scelte europee, facendo propria la narrativa politica più populista sulla transizione: anche qui, la metà delle risposte sostiene che la transizione danneggi l’economia.

A fronte di questo rifiuto (per quanto in parte guidato dalle fazioni politiche più opportuniste), emerge poi una convinzione di fondo che si traduce anche in potenziale sacrificio economico. La maggioranza ovvero il 54% dei rispondenti afferma di essere «più propenso ad acquistare prodotti di un’azienda che si dice sostenibile».

Stesso schema per la ricerca di Ipsos Doxa per Ecomondo. Anche qui, il 50% dei rispondenti sostiene che «investire per l’ambiente riduca la capacità competitiva dell’Italia». Quindi, l’intervistato recepisce e metabolizza l’input politico delle forze conservatrici che hanno bloccato l’Europa sugli Esg.

Per contro, si conferma che il cittadino italiano non crede alle capacità decisionali delle proprie istituzioni in materia. Il 76% ritiene che sia necessario più impegno verso la crisi climatica, con il 46% che lo richiede espressamente alla politica.

A fronte di tale disillusione verso un sistema frenante, anche in questa ricerca emerge una diffusa consapevolezza sul tema: il 71% è disposto ad adottare uno stile di vita più sostenibile, mentre il 65% ritiene che la transizione energetica sia una priorità del Paese.

L’ANTITESI DEL FREE RIDER

Lo scostamento tra la sfiducia verso il sistema (in evidente calo) e la spinta del singolo (in altrettanto evidente aumento) si può leggere come il riproporsi, in chiave sostenibile, della disillusione che sta agitando le piazze italiane ed europee in queste settimane.

Ma sembra esserci di più. Volendo poi dare un premio alla consapevolezza “individuale” dei rispondenti, sembra quasi profilarsi l’inversione del comportamento da free rider. Quest’ultimo prevede che, in presenza di un bene pubblico (come può essere la sostenibilità), si tende a sfruttare l’impegno e i costi sostenuti dalla comunità, senza metterci del proprio.

In questo caso, invece, l’importanza del bene pubblico in gioco è percepita tale da suggerire agli individui un comportamento non utilitaristico per sé, ma utile per la polis. Una situazione del genere si può verificare attorno a valori comuni consolidati. Ma appare molto singolare che questo comportamento avvenga addirittura in contrasto con le indicazioni dell’istituzione che governa la polis.

LA CONFUSIONE E LA SCOMODITÀ

Per i sondaggisti, quindi, si profila uno scenario ottimale: grande confusione. Vedi anche l’ammissione di Goldman Sachs qualche settimana fa, che evidenziava l’incapacità di prevedere i comportamenti dei consumatori in un mondo dominato dalla tristezza.

Per contro, per gli operatori di business (aziende e finanza), un mercato dominato da “quelli che non credono più a niente” può diventare un’opportunità, qualora si costruisca un percorso verso il futuro che meriti credibilità. La quale credibilità pian piano si consoliderà in fiducia.

Viceversa, si apre la porta alla scomodità della conclusione vascorossiana: “E vi fregano sempre“.

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