lo studio su review of finance
Così il sindacato pesa su altri stakeholder
La sindacalizzazione rappresenta un tema centrale nel dibattito sulla sostenibilità aziendale e sugli equilibri tra stakeholder. Secondo lo studio “The power of the people: labor unions and corporate social responsibility” pubblicato su Review of Finance (novembre 2024), il rafforzamento del potere sindacale genera benefici per i dipendenti, ma a costo di un calo degli investimenti verso gli stakeholder esterni. Gli autori indagano come l’unionizzazione, pur avvantaggiando i dipendenti, non sempre si traduca in benefici per tutti gli stakeholder. I risultati suggeriscono la necessità di politiche equilibrate che riconoscano la diversità degli interessi e l’impatto potenziale su categorie di stakeholder trascurate.
L’analisi utilizza dati Esg di Thomson Reuters Asset4 dal 2002 al 2021, esaminando settanta indicatori ambientali e settantotto sociali in aziende con diverso grado di sindacalizzazione. Tali indicatori sono suddivisi in metriche sociali interne (ad esempio «qualità dell’occupazione, sicurezza sul lavoro, formazione e diversità, direttamente legate al benessere dei dipendenti») e metriche sociali esterne («riduzione delle emissioni, diritti umani, innovazione del prodotto e coinvolgimento della comunità, che interessano stakeholder al di fuori dell’azienda»). Focus della ricerca sono le variazioni annuali dei punteggi E&S, isolando l’effetto causale della creazione di sindacati grazie all’uso di elezioni sindacali competitive. Questo approccio consente di evidenziare come la redistribuzione delle risorse aziendali influenzi le priorità sostenibili interne ed esterne. Le aziende con una maggiore presenza sindacale registrano un incremento nelle metriche relative a sicurezza, formazione e sviluppo professionale. Questo riflette il ruolo dei sindacati nel negoziare migliori condizioni per i lavoratori. Dall’altro lato, si osserva una diminuzione degli investimenti rivolti a comunità, ambiente e altri stakeholder esterni. Ciò risulta particolarmente evidente quando le aziende affrontano vincoli finanziari che limitano la capacità di bilanciare le esigenze di più gruppi. L’effetto dell’unionizzazione risulta amplificato nei contesti in cui i sindacati hanno maggiore potere negoziale, come negli Stati senza leggi sul diritto al lavoro (right-to-work) o in situazioni di bassa disoccupazione.
Quando la sindacalizzazione è strumento di empowerment per i dipendenti, possono verificarsi conseguenze ambivalenti per gli stakeholder. Gli autori del paper sottolineano che anche il ruolo dei sindacati si inserisce nel quadro teorico secondo cui «ogni gruppo di stakeholder cerca di massimizzare i propri interessi», con inevitabili trade-off. In particolare, viene evidenziato come il processo decisionale delle aziende tenda a seguire una logica redistributiva in presenza di vincoli: «Le risorse possono essere deviate dagli investimenti in stakeholder esterni verso altre priorità, come cassa precauzionale o investimenti interni». Questo effetto si amplifica nei contesti in cui le risorse finanziarie sono limitate, rendendo più acuti i compromessi tra categorie di stakeholder.
Lo studio evidenzia che «gli effetti sugli stakeholder esterni, come i membri della comunità, vengono spesso ignorati nei modelli che analizzano le negoziazioni tra sindacati e aziende». Quindi, mentre i sindacati possono essere efficaci nel migliorare le condizioni dei dipendenti, i loro effetti sull’ambiente e sulle comunità richiedono maggiore attenzione. Da qui un’importante implicazione: «L’empowerment di un singolo gruppo di stakeholder non garantisce benefici universali», rafforzare il potere sindacale può comportare anzi una riduzione degli investimenti in sostenibilità esterna, specialmente in contesti di alta pressione competitiva o vincoli economici, pertanto «le politiche che promuovono la creazione di sindacati devono essere accompagnate da considerazioni su come mitigare gli effetti negativi all’esterno».
Sofia Restani
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