ET.beyond_csrd/16 - Lavinia Lenti, Head of Net Impact & Metrics

Sace: «Csrd, una scelta di ambizione»

22 Apr 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
La Head of Net Impact & Metrics sottolinea che l’uscita dall’obbligo Csrd non cambia il percorso, con la sostenibilità che resta una leva strutturale di business e gestione di rischi e impatti. La decisione sul livello di allineamento futuro sarà presa a valle della stabilizzazione del quadro normativo nazionale

La sostenibilità come leva strutturale di business, oltre le incertezze regolatorie. Lo racconta Lavinia Lenti (in foto), Head of Net Impact & Metrics di Sace, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus.

Per Sace, infatti, l’uscita dall’obbligo non rappresenta un punto di arrivo: «Non si tratta di un fine corsa, ma di una scelta sul livello di ambizione da mantenere nel reporting», sottolinea Lenti. Il percorso prosegue senza cambiamenti su priorità e commitment, perché «la sostenibilità continua a essere una leva strutturale per il business e la gestione degli impatti e dei rischi». In questo contesto, la Csrd resta un riferimento importante: «Ha introdotto maggiore disciplina, comparabilità e un linguaggio comune nella lettura di rischi, impatti e performance», evidenzia la manager. La decisione sul posizionamento futuro sarà presa alla luce dell’evoluzione normativa, ma con un orientamento chiaro alla continuità e all’integrazione della sostenibilità nei processi aziendali e nelle scelte di business.

Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?

Con le nuove soglie del pacchetto Omnibus, Sace uscirebbe formalmente dall’obbligo Csrd. Per noi, tuttavia, non si tratta di un “fine corsa”: rendicontiamo la sostenibilità in modo continuativo dal 2013, e il 2024 è stato il primo esercizio pienamente allineato alla Csrd. La scelta, quindi, non è se proseguire, ma con quale livello di ambizione: un report volontario solido oppure il mantenimento di un pieno allineamento alla Csrd con assurance esterna. La decisione sarà assunta dopo la chiusura del Fy2025 e a valle della stabilizzazione del quadro normativo nazionale.

L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?

Ad oggi non ha determinato cambiamenti su priorità, budget o commitment del management. La sostenibilità continua a essere considerata una leva strutturale per il business e la gestione degli impatti e dei rischi, indipendentemente dall’evoluzione del quadro normativo.

Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?

Negli ultimi anni abbiamo rafforzato in modo significativo la governance Esg anche in vista della Csrd, che richiede non solo contenuti ma evidenze su presidi, ruoli e flussi informativi. Il cda è parte integrante del processo e riceve un’informativa periodica su impatti, rischi e opportunità Esg e sullo stato del reporting. A livello operativo abbiamo una cabina di regia (Sostenibilità, insieme ad Amministrazione e Bilancio) e un working group interfunzionale che coinvolge, tra gli altri, le funzioni di Risk management, Compliance, Internal Audit, Risorse Umane, Marketing, Gestione Immobili, Comunicazione, oltre alla revisione esterna.

Non abbiamo in piano di ridimensionare i presidi e i processi a supporto della rendicontazione di sostenibilità: oggi l’Esg non è più un “progetto di reporting” ma un elemento stabile di governance e controllo aziendale.

Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?

La Csrd ha alzato molto l’asticella: più datapoint, più tracciabilità, più controlli. Per questo abbiamo evoluto la data collection in modo concreto, introducendo un modello più strutturato che include ruoli chiari, quality check, riconciliazioni e supporto sia ai controlli interni sia all’assurance, anche attraverso l’adozione di un applicativo informatico dedicato. Non prevediamo di mettere in pausa questo percorso: la digitalizzazione e la governance del dato Esg restano un investimento strutturale, utile sia per la solidità del reporting sia per la qualità delle informazioni a supporto delle decisioni interne.

Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?

Sì, la doppia materialità è stata completata e ulteriormente rafforzata nel Fy2025. Per noi è davvero “il cuore” del nuovo modello di rendicontazione: è ciò che determina cosa rendicontare e con quale profondità lungo la catena del valore (upstream, operazioni proprie, downstream). Nel Fy2025 abbiamo aggiornato il perimetro e approfondito la dimensione downstream, razionalizzando anche gli impatti per evitare ridondanze. Tra i temi materiali rientrano il cambiamento climatico, la forza lavoro propria, i lavoratori nella catena del valore, i consumatori e utilizzatori finali e la condotta d’impresa.

Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?

Le proposte di semplificazione Esrs sono valutate con interesse, mantenendo però un livello alto di solidità e comparabilità delle informazioni. Gli standard Vsme al momento non rientrano nel nostro perimetro.

Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?

Le aspettative degli stakeholder contano molto e sono abbastanza convergenti: il mercato continua a chiedere trasparenza Esg anche oltre gli obblighi normativi. Nel Fy2025 abbiamo strutturato lo stakeholder engagement con analisi desk e benchmark, ascolto dei clienti, interviste al top management e survey ai dipendenti. In più, per un soggetto come Sace, contano anche le aspettative di autorità di vigilanza, investitori e media.  È questa convergenza a sostenere un reporting solido che incide su fiducia, reputazione e capacità di orientare le scelte.

Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? Posizionamento chiaro o attendista?

Abbiamo scelto una linea di comunicazione semplice e coerente: chiarire che il reporting Esg non è solo un adempimento ma uno strumento strategico per monitorare performance e definire target e leggere rischi e opportunità attraverso la doppia materialità. Rispetto all’Omnibus, non abbiamo comunicato una frenata: abbiamo spiegato che il quadro normativo è in evoluzione e che la valutazione sul livello di ambizione più efficace verrà presa una volta definito il contesto. Il posizionamento è stato di continuità rispetto al percorso già avviato.

Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?

Guardando al 2026, la priorità è continuare a rafforzare l’integrazione della sostenibilità nelle scelte di business e nei nostri processi. La Csrd resta un riferimento utile perché ha introdotto maggiore disciplina, comparabilità e un linguaggio comune nella lettura dei rischi, impatti e performance. La vera domanda riguarda il livello di posizionamento: uscita dall’impostazione Csrd, report volontario o mantenimento di un posizionamento avanzato in linea con la normativa. Oggi, anche guardando le tendenze di mercato, l’orientamento generale non è verso il full-exit: molte organizzazioni stanno valutando almeno un report volontario. Sace assumerà la propria decisione alla luce dell’evoluzione normativa e del percorso già avviato. In ogni caso, la sostenibilità resta una leva strutturale e consolidata del nostro modello di business.

Giulia Bandini

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