ET.beyond_csrd/19 - Valentina Minetti, Responsabile Sostenibilità

Gruppo Acinque: «Omnibus, avanti tutta sulla sostenibilità»

4 Mag 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
La Responsabile Sostenibilità sottolinea che l’Omnibus è un’opportunità per evitare un approccio puramente compliance, proseguendo senza modificare gli obiettivi Esg. Il focus resta sulla misurazione delle performance e sull’integrazione della sostenibilità nelle strategie e nei rapporti con stakeholder e sistema finanziario

La sostenibilità come leva strategica integrata nel piano industriale, oltre gli obblighi normativi. Lo racconta Valentina Minetti (in foto), responsabile Sostenibilità del Gruppo Acinque, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus. Per il Gruppo, infatti, la semplificazione normativa ha una doppia lettura: «Da un lato, il rischio di rallentare il percorso europeo sul Green Deal, dall’altro, un’opportunità per accompagnare le aziende in modo più graduale, evitando che la sostenibilità si riduca a un tema di compliance», sottolinea Minetti. In ogni caso, la scelta è stata quella di proseguire senza modificare gli obiettivi già integrati nel Piano industriale e nel Piano di Sostenibilità. In questo contesto, il focus resta sulla misurazione degli impatti e sull’integrazione nei processi aziendali: «Il tema non è quale obbligo ottemperare, ma misurare le performance e fornire agli stakeholder tutti gli elementi per valutare i risultati», evidenzia la responsabile.

Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?

Abbiamo seguito con attenzione il dibattito, sia per capire l’impatto sull’obbligo, sia per valutarne le ricadute sul processo di rendicontazione. Il primo anno di applicazione della Csrd è stato impegnativo anche per noi, pur avendo già alle spalle la Dnf: non tanto per un salto quantitativo di dati, quanto per l’impostazione qualitativa richiesta dalla Csrd, la valutazione degli impatti e la logica di presidio di rischi e opportunità.

La semplificazione ha, dal nostro punto di vista, una doppia lettura. Da un lato, comprendiamo il rischio di un rallentamento del percorso europeo sul Green Deal, diritti umani, tutela ambientale e catena del valore. Dall’altro, può essere anche un modo per accompagnare più gradualmente le aziende, riducendo gli oneri amministrativi e favorendo maggiore consapevolezza, evitando che la sostenibilità si riduca a un tema di compliance. In ogni caso, noi abbiamo scelto di proseguire nel percorso con lo stesso impegno, senza rivedere obiettivi già inseriti nel Piano industriale e nel Piano di Sostenibilità, valutando semmai se e come accogliere eventuali semplificazioni operative.

Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?

Per affrontare la Csrd abbiamo rafforzato la nostra governance, istituendo un Comitato Esg che coordina i lavori per favorire l’allineamento della strategia di sostenibilità ai valori e agli obiettivi aziendali, e una funzione sostenibilità che contribuisce a definire e sviluppare la strategia di sostenibilità del Gruppo orientata al miglioramento continuo delle performance. Il Consiglio di amministrazione resta il responsabile ultimo della supervisione dell’approvazione della strategia e della rendicontazione, affiancato dal Comitato Strategico nelle valutazioni e nelle decisioni in materia di sostenibilità volte a perseguire il successo sostenibile e dal Comitato Controllo Rischi che presidia l’integrazione dei rischi di sostenibilità nell’Erm aziendale. Il Comitato Esg coinvolge i direttori delle principali funzioni corporate e, in sedute allargate, gli amministratori delegati delle legal entity. Questa struttura non verrà smantellata: la sostenibilità in Acinque è ormai parte integrante dei processi decisionali e della pianificazione strategica. La funzione Sostenibilità è sempre più trasversale e collaboriamo in modo crescente con le altre aree aziendali, dalla comunicazione alla strategia e innovazione, fino alla finanza e al controllo di gestione.

Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?

Nel primo anno di rendicontazione ai sensi Csrd non abbiamo adottato un tool dedicato. Abbiamo proseguito con schede interne per la raccolta di dati quantitativi e qualitativi, sviluppate con supporto consulenziale. La scelta è stata legata alla volontà di non aggiungere, nel primo anno, un’ulteriore complessità: implementare un tool richiede tempo, mappatura dei referenti, formazione e un periodo di assestamento prima che diventi davvero efficiente.
Quest’anno continuiamo con questo approccio, ma abbiamo migliorato il tracciamento dei flussi informativi attraverso strumenti collaborativi che facilitano repository, controlli e audit. Nel frattempo, stiamo valutando diverse piattaforme: l’intenzione è introdurre un tool a partire dal 2026, valutando anche un’adozione graduale, ad esempio iniziando dalla gestione dei dati del piano di sostenibilità o dalla doppia materialità.

Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?

Abbiamo adottato la doppia materialità in modo pieno, distinguendo tra materialità di impatto, presidiata dalla funzione sostenibilità, e materialità finanziaria, seguita dal risk manager. È un processo che riteniamo strategico e che intendiamo mantenere anche oltre l’obbligo. Quest’anno abbiamo rafforzato il metodo, articolando la valutazione in tre fasi: una pre-valutazione tecnica a cura di esperti del settore, una consultazione degli stakeholder interni ed esterni e una validazione finale con il top management. I risultati confermano in parte l’anno precedente, con una revisione critica degli impatti; la biodiversità, ad esempio, non è risultata materiale per il 2025. Quanto agli standard, non abbiamo ancora deciso se applicheremo eventuali Esrs semplificati o altri modelli volontari: valuteremo a valle della chiusura del ciclo in corso.

Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?

La scelta di proseguire non nasce da una pressione esterna, ma da una decisione del management di Acinque che considera la sostenibilità una leva strategica del Piano industriale e che l’azienda declina in obiettivi di transizione energetica ed economia circolare, fornendo servizi essenziali per lo sviluppo dei propri territori di riferimento. È evidente però che abbiamo impegni sottoscritti con il sistema bancario: disponiamo di un finanziamento green legato a investimenti ammissibili ai sensi della tassonomia e di un finanziamento con meccanismo di aggiustamento del tasso collegato a obiettivi ambientali e sociali, tra cui la parità di genere. Questi strumenti rappresentano un incentivo a misurarci e a monitorare i risultati. In coerenza, abbiamo rivisto i Kpi del Piano di Sostenibilità con le funzioni aziendali, aggiornando metodologie e introducendo nuovi indicatori, anche in vista di future opportunità finanziarie.

Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus?

Abbiamo affrontato il tema Omnibus in modo trasparente e strutturato. Dopo la chiusura della rendicontazione 2024 abbiamo condiviso nel Comitato Esg un’analisi sull’evoluzione normativa, coinvolgendo vertice e management. La comunicazione è poi scesa a cascata su tutte le legal entity attraverso kickoff dedicati. Abbiamo scelto di mantenere un approccio equilibrato: mettere in sicurezza la rendicontazione 2025 e restare flessibili rispetto agli sviluppi normativi, evitando di gravare eccessivamente le strutture con scenari ancora incerti. La volontà di proseguire è stata condivisa in modo chiaro fin dall’inizio e la comunicazione aziendale verso l’esterno conferma questa posizione.

Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?

Per noi, a prescindere dalla compliance, il punto è rendicontare i nostri impatti, gestire rischi e, dove possibile, cogliere le opportunità che la sostenibilità offre allo sviluppo. L’orientamento è proseguire nel cammino intrapreso e diventare sempre più efficaci nel rispondere alle richieste della norma, del mercato, delle banche e dei territori. Il tema non è quale obbligo ottemperare e secondo quali normative, ma misurare le nostre performance e fornire ai nostri stakeholder tutti gli elementi per poter valutare i nostri risultati. Un percorso sostenuto dall’integrazione crescente tra Piano industriale e Piano di Sostenibilità, entrambi aggiornati su base decennale con l’obiettivo di assicurare ampia visibilità sulle traiettorie di sviluppo e sulla solidità nel lungo periodo, coniugando crescita economica e sostenibilità. Sappiamo che l’instabilità normativa porta lavoro aggiuntivo anche quando si parla di semplificazione, ma l’unico modo per gestirla è andare in continuità rispetto al passato, rinnovando il nostro impegno nell’applicare concretamente i valori della sostenibilità alle attività di business, dando sostanza ed equilibrio agli obiettivi di sviluppo e ai risultati economici.

Giulia Bandini

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