ET.INTERVISTA/123 - livia piermattei, managing partner methodos

«Governance integrata, svolta culturale»

ET.Pro
9 Mar 2016
Interviste Companies & CSR Commenta Stampa Invia ad un amico
La governance è solo la conseguenza di un processo decisionale che pensa in modo integrato. L'osservatorio lanciato da ETicaNews con TopLegal abbina l'analisi sulle infrastrutture a quella sulla cultura per capire a che punto sono nella pratica le aziende italiane

L’EVENTO È STATO SPOSTATO AL 23 GIUGNO 2016

Logo_IGI_bluQuando si parla di integrated governance l’Italia è tra i Paesi più avanti in termini di studi scientifici sulla materia. E nella pratica? L’infrastruttura e la cultura delle aziende a che punto sono? L’Osservatorio sull’Integrated governance lanciato da ETicaNews con TopLegal e i partner scientifici Nedcommunity, Methodos, e Sodali rappresenta il primo studio pilota per capire a che punto sono le società italiane quando si parla di governance per la sostenibilità nel lungo periodo. L’indice è stato elaborato in coerenza con le indicazioni delle organizzazioni internazionali, ha la caratteristica peculiare di essere basato su tre pillar ed è pensato per essere replicato in futuro anche in altri Paesi. Livia Piermattei, managing partner di Methodos e membro del comitato scientifico di Nedcommunity, spiega a ETicaNews come è stato costruito e le caratteristiche che lo rendono uno strumento utile nella relazione con gli investitori istituzionali (leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio).

Qual è l’importanza di una governance integrata?

Le coordinate in cui le aziende si muovono sono cambiate. Dal punto di vista del valore azionario, la componente economico finanziaria è sempre meno determinante. Oggi il suo peso è sceso addirittura la 20% del valore complessivo di un’azione mentre è quadruplicato rispetto a 40 anni fa il peso delle componenti intangibili che sono arrivate a contare per l’80% del valore dell’azione. Integrare nella cultura, nei processi decisionali e nei sistemi di governance considerazioni sulle diverse forme di capitale (umano, sociale e relazionale, ambientale, intellettuale, oltreché finanziario e manifatturiero) e le loro ricadute sul sistema degli stakeholder è fondamentale per programmare una strategia di azioni che consenta all’azienda di sopravvivere e prosperare nel lungo periodo.

Perché un indice per misurare la governance integrata?

L’evoluzione del sistema verso una governance integrata è un processo di trasformazione culturale. La governance infatti è solo la conseguenza di un processo decisionale che pensa in modo integrato considerando le ricadute su tutte le forme di capitale. Costruire una ricerca come questa e raccontare i risultati in un convegno scientifico, come quello previsto in Borsa a maggio, è il primo passo per generare consapevolezza nelle varie comunità di riferimento: investitori, aziende, consiglieri indipendenti. Dal punto di vista del cambiamento e dei processi decisionali, il primo passo è rappresentato dalla costruzione di consapevolezza. Ci auguriamo che dalla consapevolezza si passi alla messa in pratica e poi a un engagement naturale per muoversi più consapevolmente in un contesto modificato. Il tema è prima di tutto quello di un cambiamento di cultura e comportamenti oltre che del’infrastruttura di governance.

L’Osservatorio è definito “coerente con le indicazioni delle organizzazioni internazionali in merito a strategia e bilancio integrato”. In che senso?

Quando abbiamo avviato la costruzione dell’Index il primo passo è stato con uno scouting su iniziative simili a livello internazionale. Abbiamo scoperto che non esistono molte fonti su come la governance si può integrare in relazione al modello dei sei capitali. Ci sono molti più spunti sull’integrante reporting, alcuni sull’integrated thinking, molto meno sulla integrated governance. Abbiamo scelto come fonte di riferimento Unep-FI, con lo studio “Integrated Governance. A new model of governance for sustainability”, perché ci sembrava la più avanzata sul fronte della governance integrata. Come lo stesso Unep-FI precisa, non è una formulazione completa ma un primo passo di un percorso di acquisizione e creazione di consapevolezza su questo tema. Noi crediamo di aver sviluppato un modello di ricerca che si può sviluppare bene in quel contesto. Nel documento Unep-FI descrive il modello di integrated governance e i suoi vari passaggi evolutivi, trattandola sia dal punto di vista delle infrastrutture che della cultura e di comportamenti nel board.

Come è costruito l’Osservatorio?

A partire dalle indicazioni Unep-FI abbiamo costruito i 3 questionari che compongono la ricerca: quello rivolto alle aziende Fitse-Mib, quello rivolto agli amministratori non esecutivi e indipendenti, quello rivolto agli investitori. In particolare, per quanto riguarda il questionario sulle aziende Ftse Mib, relativo alla prima ricerca (l’indice quantitativo Igi), lo abbiamo focalizzato sull’infrastruttura e sui processi di governance delle aziende. Vi si trovano domande come “Quanto la remunerazione è legata al lungo termine?”, “La diversity in Cda è di genere o di capitali?”. Per esempio il rapporto annuale Consob sulla corporate governance rileva che la diversity nei Cda è poca in termini di “capitali”: sono presenti principalmente professioni legate al mondo regolatorio, fiscale, finanziario. Invece oggi serve anche qualcuno che sappia, per esempio, di innovazione, di digitale, di gestione del capitale umano, di stakeholder governance. Il questionario rivolto agli amministratori non esecutivi è focalizzato su comportamenti e cultura nei consigli di amministrazione; quello rivolto agli investitori intende rilevare il percepito degli investitori sul grado di maturità delle Ftse Mib rispetto all’integrated governance. I tre questionari verranno letti “a specchio” per confrontare risposte delle aziende, con quelle degli indipendenti, e quelle degli investitori e costruire così un “Osservatorio” completo sul tema dell’integrated governance.

A chi è rivolto il questionario per le aziende Fitse-MIB?

Lo abbiamo inviato ai general counsel chiedendo loro di attivare un approccio “integrato”. Il general counsel infatti è la figura che fa da ponte nel raccogliere le informazioni ma su ciascuna tematica deve essere attivato il responsabile. Per esempio, sul capitale umano deve essere attivato il responsabile Hr, sul capitale ambientale deve essere attivata la filiera supply chain e prodotti, sul capitale intellettuale chi si occupa di innovazione di prodotto e servizi, sulle diverse modalità di disclosure agli stakeholder, il responsabile comunicazione. Se tutte le figure chiave in azienda verranno attivate, sarà già un primo risultato di generazione di conspevolezza sulla trasversalità di impatto che l’integrated governance ha in azienda e su quanto tutti possono contribuire a un “buon governo” dell’organizzazione.

Qual è la caratteristica principale dell’Osservatorio?

Al di là della ricerca Unep-FI sull’integrated governance, esistono vari gruppi di lavoro sul tema a livello internazionale, soprattutto in Africa e Sud Africa, così come sull’integrated thinking e sull’integrated reporting. Ed è vero che l’Italia su questi temi si sta muovendo in modo più dinamico di altri a livello di ricerche e linee guida (dal gruppo di lavoro di Nedcommunity, all’Handbook sull’Integrated Thinking che, promosso dal Nibr, verrà presentato a fine marzo). Ma se siamo così avanti sulle linee guida, questo osservatorio ci aiuta a capire se lo siamo anche nella pratica, abbinando un’analisi sulle infrastrutture a quella sulla cultura. È uno studio pilota pensato per essere replicato in futuro anche in altri Paesi.

Quanto è rilevante l’indice nel rapporto con gli investitori istituzionali?

L’osservatorio, e i suoi risultati sul fronte di quello che avviene nella pratica, è importante per far capire in quale modo l’Italia si sta muovendo su questi temi in un momento in cui gli investitori istituzionali hanno un forte livello di attenzione sulle strategie di lungo periodo e la governance integrata e allo stesso tempo stanno significativamente incrementando la loro esposizione sull’Italia.

Elena Bonanni

@ElenaBonanni

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