i feedback della consultazione

Esrs, dubbi su semplificazione extra-Ue

4 Nov 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Si è conclusa la consultazione pubblica dell' Efrag sugli Esrs extra-Ue revisionati. La Platform on Sustainable Finance, Eurosif e Wwf contestano l'approccio misto, che consentirebbe di limitare la rendicontazione agli impatti collegati al mercato europeo. Deloitte ne riconosce il potenziale, ma avverte sulle difficoltà applicative

Si è chiusa il 31 ottobre la consultazione pubblica avviata da Efrag sugli European Sustainability Reporting Standards (Esrs) destinati ad alcune imprese extra-Ue, elaborati in attuazione dell’articolo 40a della Accounting Directive. Al centro del confronto, il progetto di standard Esrs-40a, sviluppato a partire dagli Esrs revisionati e pensato per disciplinare la rendicontazione di sostenibilità delle società con sede fuori dall’Unione europea che rientrano nel perimetro della Csrd.

La consultazione ha raccolto osservazioni su alcuni aspetti specifici della proposta: dall’eliminazione delle informazioni relative a rischi, opportunità, resilienza e dipendenze, prevista dal mandato normativo, all’interoperabilità con gli standard internazionali, fino alla possibilità di introdurre un perimetro di rendicontazione differenziato attraverso il cosiddetto mixed approach. È proprio quest’ultimo elemento ad aver sollevato le maggiori perplessità tra diversi stakeholder. Come anticipato nella rassegna stampa di questa settimana, diversi organismi contabili e associazioni di categoria hanno infatti sollevato dubbi sulla fattibilità e sull’utilità di un meccanismo di agevolazione per le società extra-Ue soggette alla Csrd.

IL NODO DELL’APPROCCIO MISTO

La proposta di Efrag prevede che le imprese extra-Ue possano adottare, in alternativa a una rendicontazione globale su tutti i temi materiali, un approccio misto. In concreto, le società sarebbero tenute a rendicontare a livello globale gli impatti climatici, mentre per gli altri temi di sostenibilità potrebbero limitare le informazioni agli impatti collegati all’Unione europea. La delimitazione degli impatti Ue si baserebbe su due criteri: da un lato, gli impatti generati da prodotti e servizi venduti o ragionevolmente destinati al mercato europeo, anche attraverso soggetti terzi della catena del valore; dall’altro, gli impatti delle attività dell’impresa localizzate nell’Unione europea.

La possibilità di applicare questa flessibilità anche a singoli temi, sottotemi o gruppi di impatti è uno degli aspetti più discussi. Il rischio, secondo i soggetti contrari alla proposta, è quello di introdurre perimetri geografici differenti all’interno dello stesso rendiconto, rendendo più difficile la lettura e il confronto delle informazioni.

I DUBBI DEGLI STAKEHOLDER

Tra le risposte alla consultazione rese pubbliche e reperibili online, emergono alcune criticità ricorrenti. I contributi della Platform on Sustainable Finance, Eurosif e Wwf chiedono l’eliminazione del mixed approach, evidenziando il rischio di compromettere la completezza e la comparabilità delle informazioni, creare disparità tra imprese europee ed extra-Ue e lasciare fuori dalla rendicontazione impatti ambientali e sociali rilevanti, in particolare quelli legati alle catene del valore globali e ai diritti umani. Le tre organizzazioni sottolineano inoltre le difficoltà di individuare e verificare gli impatti effettivamente collegati al mercato europeo, con possibili ripercussioni sui costi e sull’affidabilità dei dati.

Deloitte, pur riconoscendo la validità dell’obiettivo di semplificazione, evidenzia analoghe difficoltà applicative: la separazione degli impatti richiederebbe nuove metodologie di allocazione, controlli e processi di assurance, rischiando di produrre benefici limitati per le multinazionali che già raccolgono e rendicontano dati su scala globale. La società ritiene quindi necessarie ulteriori indicazioni per rendere il meccanismo concretamente applicabile e propone di rafforzare l’interoperabilità con gli standard Issb, così da valorizzare le informazioni già disponibili ed evitare duplicazioni nella rendicontazione.

Giulia Bandini

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